Una volta qualcuno ha detto che la religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dai saggi, utile dai governanti.

Se Dio vuole impedire il male ma non è in grado di farlo allora non è Onnipotente. E se è in grado di farlo ma non vuole, allora deve essere malvagio. Se non può e non vuole perché chiamarlo Dio?

Il problema dell’esistenza di Dio è un tema dibattuto dall’uomo da quando ha messo piede sulla terra.

Nel corso dei millenni filosofi, poeti e scienziati hanno affrontato questo tema. Chi non si è mai posto le famose domande: chi siamo? Dove andiamo? E soprattutto, perché siamo qui?

Spesso si associa a Dio il tema del libero arbitrio. Tema affrontato magistralmente da Dostoevskij nel suo immortale romanzo I Fratelli Karamazov. Precisamente nel capitolo centrale La leggenda del grande Inquisitore (che potrebbe essere un libro a sé).

Il capitolo tratta di Gesù Cristo che torna sulla terra, a Siviglia, nel XVI secolo. Qui compie dei miracoli e viene subito acclamato come il Salvatore. Prima che venga riconosciuto come il Cristo, viene arrestato dall’inquisizione. Nella cella dove è rinchiuso riceve la visita del novantenne capo dell’Inquisizione che subito lo riconosce.

Inizia così un lungo monologo. Il vecchio Inquisitore rimprovera a Gesù di essere tornato sulla terra e di mettere in pericolo il suo progetto di pacifica convivenza fra gli uomini.

Secondo il grande Inquisitore gli uomini non possono anelare alla felicità eterna non essendo questa alla loro portata. Possono invece raggiungere la serenità terrena sottomettendo la loro libertà ai precetti della Chiesa. E ricevendone in cambio la speranza dell’aldilà.

Cristo torna a Siviglia e riafferma il vero ideale evangelico, rischiando di rovinare tutto. Tutti capirebbero infatti che solo a pochi eletti sono state date le capacità di realizzarlo.

Che ne sarebbe dell’umanità? Moltissimi tenterebbero di uniformarsi al Vangelo e cadrebbero nel peccato. Disperati sarebbero destinati all’inferno ed all’infelicità.

Cristo porterebbe la felicità a pochi. L’Inquisizione la mette alla portata di tutti.

Al termine del lungo monologo, l’Inquisitore invita Cristo ad andarsene e a non tornare più. Cristo bacia sulle labbra l’Inquisitore e se ne va. In silenzio. Così finisce La Leggenda.

Il tema del grande Inquisitore è ovviamente il libero arbitrio. L’uomo non è in grado di apprezzare la libertà che gli impone di prendere delle decisioni. Per essere felice, l’uomo deve essere privato della libertà.

Il Cristo, il rivoluzionario, viene in terra a sconvolgere le coscienze in nome di una vera libertà dell’uomo. Per questo deve essere condannato a morte. E dovrà morire ad ogni suo ritorno sulla terra perché il potere dell’uomo non sia minacciato.

Conseguente al libero arbitrio, il tema del male.

Se Dio è bene assoluto, come può esistere il male? Il male può esistere nella mente di Dio? È una colpa dell’uomo? L’uomo è veramente libero? Tutto è già stato predeterminato? Dietro il creato ci deve essere per forza un creatore? Dietro il pensiero deve esserci per forza un pensatore?

Gli scienziati parlano di caso. Probabilmente anche l’universo è il risultato del caso.

D’altronde gli antichi Romani avevano il culto della dea Fortuna, nato ancor prima della fondazione di Roma.

Forse la nostra vita è veramente governata solo da quest’ultima. E sia il libero arbitrio, che la predeterminazione, hanno poche chances di fronte alla Fortuna.