Francesco Cossiga diceva: “in Italia ci sono solo tre istituzioni: la Chiesa, il Partito Comunista e l’Arma dei Carabinieri”. Il Partito Comunista, non esiste più da tempo. La Chiesa, ha più di qualche problema. L’ Arma, ha perso molta credibilità.

Sì, il caso Cucchi ha aperto una voragine nell’Arma. Ci vorrà molto tempo prima che possa riguadagnare la stima di tutti noi cittadini. Come dice il vecchio proverbio, “la toppa è peggio del buco”.

E anche nel caso Cucchi è andata esattamente così. Il buco è il fatto che tre carabinieri, anzi due (Tedesco era presente ma sembra non abbia fatto nulla, né contro Stefano Cucchi né tantomeno per fermare i colleghi), hanno ridotto Cucchi in fin di vita a forza di botte.

La toppa è che molti altri carabinieri, fino ai livelli più alti, hanno cercato di insabbiare il tutto, falsificando verbali e testimoniando il falso. Per fortuna la toppa è saltata ed il buco è rimasto aperto sotto gli occhi di tutti.

La procura di Roma, nella figura del pm Giovanni Musarò, ha chiesto il rinvio a giudizio per gli otto carabinieri. A vario titolo sono tutti accusati di aver depistato l’inchiesta. Le accuse sono falsa testimonianza, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia.

A rischiare il processo sono: il generale Alessandro Casarsa, il colonnello Lorenzo Sabatino, il tenente colonnello Francesco Cavallo, il maggiore Luciano Soligo, il comandante Massimiliano Colombo Labriola, Francesco Di Sano (in servizio all’epoca alla stazione Tor Sapienza), Tiziano Testarmata (comandante, all’epoca, della quarta sezione del nucleo investigativo dei carabinieri), il carabiniere Luca De Cianni.

Ne esce un quadro che definire allarmate è poco. Tutti compari nel nascondere la verità e nell’allontanarla il più possibile, con qualsiasi mezzo.

Ora bisogna aspettare il processo, tre gradi di giudizio, per capire le responsabilità attribuibili ad ognuno nello specifico.

Ma, nel frattempo, mi domando:

è giusto che in attesa del processo e durante lo svolgimento dello stesso, che di certo non durerà poco, queste persone possano continuare tranquillamente a svolgere le loro funzioni?

È vero, siamo tutti innocenti fino a prova contraria. Ma quando si occupano determinati posti, e mi riferisco soprattutto al generale Casarsa e ancor di più al colonnello Sabatino, è corretto che non si possano prendere provvedimenti in attesa della fine del processo?

Non lo so ma da cittadino non mi piace l’idea che ci siano alti ufficiali dei carabinieri, accusati di gravi condotte, che continuano indisturbati la loro vita e carriera.

Quando spesso per noi cittadini, e  per molto meno, vengono prese misure draconiane.

Spero che questa volta il motto “due pesi e due misure”, vada a discapito proprio “loro, gente speciale”. Perché oltre a non aver rispettato la legge e, cosa ben più grave, aver fatto di tutto per nasconderlo, hanno gettato discredito su tutta l’Arma dei carabinieri.

Mi piacerebbe che l’Arma, con il comandante Generale Nistri, non abbia paura di fare una bella pulizia al suo interno.