Alessio Casimirri nasce a Roma nel 1951.

Figlio della cittadina vaticana Maria Ermanzia Labella e di Luciano Casimirri, capo ufficio stampa dell’Osservatore Romano e responsabile della sala stampa vaticana sotto Pio XI, Giovanni XXIII e Paolo VI.

Dopo aver militato in Potere Operaio ed in altre organizzazioni dell’estrema sinistra romana, nel 1977 entra a far parte delle Brigate Rosse con il nome di “Camillo”. Prende parte all’agguato di via Fani, bloccando posteriormente, con una 128 bianca, le due auto di Moro e della scorta.

Partecipa il 10 ottobre 1978 a Roma, con Alvaro Lojacono, Massimo Cianfanelli e Adriana Faranda, all’omicidio di Girolamo Tartaglione. È Casimirri a sparare direttamente al giudice.

Il 21 dicembre 1978 fa parte, insieme a Rita Algranati (sua moglie), Prospero Gallinari e Adriana Faranda, del nucleo di fuoco che attacca la scorta di Giovanni Galloni e ferisce due agenti di polizia. In questo caso è alla guida della macchina impiegata dai brigatisti.

Nel 1980 esce dalle Brigate Rosse e nel 1982 fugge all’estero con la moglie Rita Algranati.

Si dice che riescano a partire grazie a documenti falsi messi loro a disposizione dai servizi segreti. Prima riparano in Francia e poi, subito dopo, in Russia, a Mosca. Rimangono in aeroporto 24 ore per ripartire alla volta di Cuba. Si fermeranno, infine, in Nicaragua dove partecipano alla lotta dei sandinisti contro i Contras.

Dopo qualche anno Rita Algranati si separa da Alessio Casimirri, senza mai divorziare ufficialmente. Riparerà in Africa, prima in Angola e poi in Algeria, assieme al nuovo compagno Maurizio Falessi, altro membro delle Br romane. Insieme saranno catturati al Cairo nel 2004.

Casimirri, invece, si sposa nel 1998 con la nicaraguense Raquel Garcia Jarquin, da cui ha due figli. Grazie al matrimonio ottiene la cittadinanza nicaraguense. Vanta inoltre ottimi rapporti con influenti uomini politici e militari del Paese che gli risparmieranno, nonostante i ripetuti tentativi delle autorità italiane, l’estradizione in Italia.

Nella capitale Managua, Casimirri è proprietario del ristorante La cueva del Buzo (il covo del sub), ottimo ristorante di specialità pesce.

In tutto questo girovagare, con sei ergastoli definitivi sulle spalle, Casimirri non ha mai fatto un solo giorno di galera. Perché? Fa paura a qualcuno? Potrebbe rivelare verità scomode soprattutto sul sequestro Moro?

Dopotutto fu lui, nei primi anni ’90, parlando nel suo ristorante di Managua con due agenti del vecchio Sisde, a rivelare che Rita Algranati era la decima componente del commando in via Fani a Roma. Aveva il compito di alzare verso l’alto un mazzo di fiori che teneva in mano appena avesse visto passare le due auto blu di servizio del presidente Moro. Questo semplice gesto era il segnale per l’agguato.

È sempre Casimirri a dare informazioni sulla sua latitanza in Africa, per anni non presa in considerazione, fino alla cattura nel 2004 al Cairo.

Quante altre cose avrebbe potuto e potrebbe rivelare Casimirri su Moro e sulle protezioni che ha avuto dopo il caso Moro. E da parte di chi?

Secondo altre voci, sempre interne ai servizi segreti, in realtà Casimirri sarebbe stato infiltrato proprio da loro, all’interno delle Br e per questo dopo aiutato a fuggire all’estero.

Quante cose potrebbe dire e raccontare sulla famosa Hyperion, scuola di lingue fondata nel 1977 a Parigi, anche dal nostro Corrado Simioni, esponente della sinistra extraparlamentare italiana.

La scuola è stata sospettata di essere una copertura per operazioni terroristiche e servizi segreti. Vi insegnò anche Toni Negri, durante la latitanza a Parigi. Si diceva anche che Hyperion fosse sovvenzionata da OLP, IRA ed ETA. Dalla crema del terrorismo europeo, insomma. E che allo stesso tempo avesse rapporti organici con CIA, KGB e Mossad.

Certamente ha aiutato tutti i terroristi rossi italiani ad avere protezioni politiche e a non essere estradati in Italia.

Ora, a distanza di quasi quarant’anni, quelli che una volta potevano essere ricatti, sono diventati storia. E penso che della storia nessuno debba avere paura.

Spero che anche per Casimirri siano finiti i tempi dei ricatti e comincino i tempi della storia, che dovrebbero coincidere con lo scontare finalmente l’ergastolo nelle patrie galere. Senza sconti di pena o permessi di alcun genere.