“Dopo una discussione franca e non banale, c’è stata piena fiducia sul mio operato ed il governo ha preso la decisione più giusta. Andiamo avanti con la fiducia dei cittadini, consapevoli che senza questo fattore non potremmo mai sentirci il governo del cambiamento”.

Queste le parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo il Consiglio dei Ministri di ieri mattina che ha “mandato a casa” il  sottosegretario al ministero delle Infrastrutture, Armando Siri, indagato dalla Procura di Roma per corruzione.

Luigi Di Maio afferma subito dopo il Consiglio dei Ministri: “dal governo segnale di discontinuità”. E poi: “vittoria degli onesti”.

Risposta di Matteo Salvini: “i processi si fanno in tribunale, no a presunti colpevoli”.

Questa battaglia indubbiamente è stata vinta da Di Maio. Ora però Di Maio deve stare attento a non perdere la guerra. La guerra che rischia di perdere sono le elezioni europee del 26 maggio.

Se la Lega, come da sondaggi, sarà sopra di 10 punti al M5s,

il giorno dopo le elezioni Matteo Salvini chiederà il conto.

Il conto, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere un rimpasto di governo a favore della Lega, con netto ridimensionammo del M5s. Nella peggiore, una vera e propria crisi di governo. Il tutto “condito” con “l’ira funesta del pelide Salvini”.

Sì, perché Matteo Salvini non è tipo da porgere l’altra guancia. Anzi credo proprio che aspetterà il momento migliore per “servire” la sua vendetta a Di Maio.

Nel frattempo, come si usa prima di iniziare una guerra, entrambi i “gladiatori” rassicurano e si rassicurano dicendo che il governo non subirà scossoni e che governeranno insieme per i prossimi quattro anni.

Francamente mi sembra veramente difficile che questo governo possa terminare la legislatura.

Armando Siri è stato solo l’ultimo, e forse il più importante, “casus belli” fra M5S e Lega. Ma è già da molto tempo che Di Maio e Salvini giocano al gatto e al topo.

Ed il ruolo del topo, di volta in volta, tocca ora all’uno ora all’altro. Ora bisognerà vedere chi farà la “parte del leone”. Chi tra i due ci riuscirà probabilmente porterà a casa tutto “il bottino”.

In attesa delle elezioni Europee, che saranno lo spartiacque per il governo, pensando a Di Maio e Salvini, mi viene alla mente un passo dell’Iliadenessun patto fra l’uomo ed il lïone, nessuna pace tra l’eterna guerra dell’agnello e del lupo, e tra noi due né giuramento né amnistia nessuna, finché l’uno di noi steso col sangue…