Quasi tutte le favole iniziano con un “c’era una volta…”.

Fra non molto lo stesso si potrà dire del CSM.

I nonni magistrati racconteranno ai nipoti: “C’era una volta il CSM, organo di autogoverno dei magistrati che, per molti anni, svolse dignitosamente la sua funzione decidendo le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni, i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari“.

Sì, per carità, da sempre il CSM è stato diviso in correnti ed ogni corrente, proprio come accade nella politica, ha sempre cercato di sistemare i propri uomini in posti di comando.

Poi via via il CSM“, continueranno i vecchi nonni, “è diventato sempre più politicizzato. Fino al punto che i nominati nei posti importanti erano non i magistrati migliori, ma solo quelli più vicini alle varie correnti interne allo stesso CSM.

La situazione degenerò così tanto che il CSM, nel 2019, vide ben 5 consiglieri autosospendersi.

Lo scandalo si allargò poi a tal punto che, gli stessi magistrati, decisero di sopprimere un organo diventato inutile, anzi dannoso, per la categoria stessa.

Decisero che al posto del CSM, ci sarebbe stata una commissione, formata da soggetti esterni eletti direttamente dal popolo. Ma anche così le cose non migliorarono di molto“.

A questo punto i nipoti dei vecchi magistrati chiederanno ai nonni, “e allora che successe dopo?“. I vecchi nonni, presi in contropiede, spalancheranno le pupille, già piccole per l’età, fisseranno i nipoti, alzeranno gli occhi al cielo e con un filo di voce esclameranno: “da allora, il potere politico decise di eliminare il potere giudiziario“.

Nonno!“, controbatteranno i piccoli, “E chi amministra la giustizia da allora?“.

I nonni, questa volta sorridendo, risponderanno: “nessuno. Ma le cose non vanno poi troppo peggio“.