Chernobyl, trentatré anni fa il più grave incidente mai accaduto in una centrale nucleare.

Era l’1:23 del 26 aprile 1986.

Accade nella centrale nucleare Lenin in Ucraina settentrionale (a quel tempo parte dell’URSS), a 3 Km dalla città di Pryp’ at, a 18 Km da quella di Chernobyl e a 16 Km a sud del confine con la Bielorussa.

Le cause della tragedia sono da imputare al personale della centrale che, durante l’esecuzione di un test definito di “sicurezza”, non rispettò, anzi violò, svariate norme di sicurezza e buon senso, portando ad un brusco ed incontrollato aumento della potenza del nocciolo del reattore n.4 della centrale.

Una nuvola radioattiva fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole. L’incidente fu per la prima volta classificato di livello 7, il massimo della scala INES degli incidenti nucleari. Il secondo classificato come livello 7 sarà quello della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, nel marzo 2011.

La mattina del 27 aprile, in Svezia, alcuni lavoratori in ingresso alla centrale di Forsmark, fecero scattare l’allarme ai rilevatori di radioattività. Si pensò sulle prime ad una falla all’interno della centrale. Assicuratisi che la centrale era perfettamente in sicurezza, cominciarono a cercare altrove la fonte delle radiazioni. Giunsero fino in Unione Sovietica.

Sulle prime Mosca sminuì, ma oramai gli svedesi avevano messo al corrente l’Europa intera che un grave incidente era occorso in una centrale sovietica.

A quel punto Mosca fu costretta a fare le prime timide ammissioni e 36 ore dopo l’incidente, finalmente, tutta l’area circostante Chernobyl fu evacuata.

Nel giro di un mese dall’incidente tutti i residenti nel raggio di 30 Km dall’impianto, circa 116.000 persone, si trasferirono. In base alle leggi promulgate in Bielorussia, Russia e Ucraina, 600.000 persone, fra militari e civili, ricevettero speciali certificati ed una medaglia che confermava lo status di “LIQUIDATORI“.

Furono loro a spegnere l’incendio e a costruire un sarcofago per coprire il reattore. E furono loro anche ad assorbire la dose di radiazione più elevata.

La nube tossica, nei giorni seguenti l’incidente, spinta dai venti, interessò vari paesi: Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Bulgaria, Romania, Grecia, Moldavia, Slovenia, Austria, Svizzera, Germania e Italia.

Si è calcolato che l’incidente di Chernobyl abbia rilasciato una quantità di radiazioni pari a 400 volte quelle rilasciate in occasione della bomba caduta su Hiroshima.

Nell’area compresa in un raggio di 10 Km il fallout radioattivo fu elevatissimo.

Un boschetto di pini, a causa delle radiazioni, divenne di colore rosso (tuttora è così) assumendo il nome di “foresta rossa“.

Nei primi anni, dopo il disastro, molti animali morirono o ebbero mutazioni notevoli (pesci con due teste, galline con tre zampe. Mostri insomma). La popolazione esposta alle radiazioni ebbe un aumento della sterilità, aborti, complicazioni nel parto e malformazioni congenite.

Oggi, a distanza di più di trent’anni, nella “zona di esclusione” che copre un raggio di circa 30 Km dalla centrale nucleare, la fauna è tornata predominante.

Vi sono 15 specie di animali, tra cui tre mai osservate prima, come la lontra di fiume. C’è una grande abbondanza di lupi grigi e molti uccelli.

Il loro DNA sembra non mostrare più anomalie. La natura si è ripresa il territorio e vista la quantità di animali, alcuni anche mai visti, si deve dedurre che l’uomo è più nocivo per gli animali delle radiazioni nucleari.

Pochi mesi dopo l’incidente alcune centinaia di persone, contravvenendo alle leggi, ritornarono a vivere nella cosiddetta zona di esclusione. Ovvero quella porzione di terreno più contaminata dalle radiazioni. Sono passati più di trent’anni e molti (soprattutto donne) sono ancora vivi, pur nutrendosi e bevendo acqua altamente contaminata.

Perché non sono morti tutti in breve tempo? Secondo alcuni studi di fisici nucleari “un organismo adulto, dunque già formato, o sviluppa il tumore alla tiroide oppure riesce ad espellere le radiazioni assorbite, come capita anche a noi con le radiazioni di basso livello alle quali siamo esposti tutti i giorni“.

Quanti morti ha fatto Chernobyl? Le morti accertate sono solo 66.

Le presunte? Dipende da chi dà la risposta. Per l’Onu 4.000. Per Greenpeace 6.000.000. Una differenza abissale.

Credo che non conosceremo mai i dati reali. Da una parte si tende a sminuire gli effetti delle radiazioni, forse per non spaventare il mondo che continua a costruire centrali nucleari. Dall’altra si esagera per il motivo opposto, ricordare al mondo cosa è stato Chernobyl e quali conseguenze ha portato.

Oggi nel mondo esistono 436 centrali nucleari e 63 sono in fase di costruzione. Nel frattempo nel novembre del 2016, il reattore n.4 di Chernobyl è stato isolato grazie alla costruzione del nuovo sarcofago, che permetterà così di procedere alla decontaminazione del reattore.

È costato un miliardo e mezzo di euro ed è la più grossa struttura mobile al mondo mai costruita.

In conclusione ricordo una frase di Albert Einstein sulla bomba atomica, “l’uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi“.