Si è spento a Milano Gianluigi Gabetti, nume tutelare di tutta la famiglia Agnelli, per quasi mezzo secolo. Se ne è andato, come ha vissuto, nel più totale riserbo.

Nato a Torino, di famiglia benestante, laurea a 22 anni cum laude in giurisprudenza nell’ateneo torinese. Primo impiego alla Banca Commerciale Italiana. Nel 1955 diventa vice-direttore della sede di Torino, rimanendone in carica per 10 anni.

Dalla banca passa all’Olivetti, dove dichiara “di aver incontrato persone di uno spessore così elevato e unico come mai gli era capitato prima“. E proprio per l’Olivetti, va a lavorare negli Stati Uniti, a New York, per il risanamento della Olivetti Corporation of America.

Lì avviene l’incontro decisivo per la sua vita: quello con Gianni Agnelli. L’Avvocato rimane immediatamente colpito favorevolmente da Gabetti. È sposato con un’americana, è perfettamente a suo agio nell’establishment newyorkese.

Sulla sua agenda figurano i nomi di Walter Wriston, David Rockefeller, Andrè Meyer e il senatore Javits. È stato trustee della New York Philharmonic Society e del Museum of Modern Art. Cosa ancor più importante ed apprezzata dall’Avvocato.

L’ Avvocato gli offre di ritornare in Italia, come direttore generale dell’Ifi, la holding finanziaria della famiglia. Gabetti accetta e un anno più tardi ne è amministratore delegato.

Dal 1993 al 1999 è vice-presidente della FIAT. Dal 2003 al 2008 è presidente dell’IFIL, poi dell’EXOR S.p.A. e successivamente presidente d’onore.

Nel 2007, dopo la morte di Gianni Agnelli e Umberto Agnelli, lavora per assicurare la successione del potere a Jhon Elkann, nipote dell’Avvocato. Di lui dice “è un ragazzo solido. Mi rendo conto che è abbastanza eccezionale, non ci sono molti trentenni come lui“.

È sempre Gabetti che porta alla FIAT Sergio Marchionne. Dopo la morte della moglie Bettina Sichel, nel 2008, si risposa nel 2009 con Gianna Recchi, appartenente alla ricchissima famiglia torinese di costruttori.

Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens sono stati i due più ascoltati consiglieri di Gianni Agnelli.

Gabetti, in particolare per Margherita Agnelli, è stato l’eminenza grigia di Gianni Agnelli. Anzi precisamente “l’anima nera“, come soleva dire lei.

Gabetti ha custodito fino alla morte, portandoli letteralmente con lui nella tomba, tutti i segreti della galassia FIAT prima e di FCA poi. Ed in particolare, tutti i segreti dell’Avvocato.

Era un uomo schivo, molto snob, freddo e distaccato. Vendicativo, amante di arte e musica.

Aveva un senso del dovere sabaudo. Per il capo (Gianni Agnelli) ha fatto di tutto.

Basti ricordare la diatriba, poi sfociata in causa, tra Margherita Agnelli e sua madre Marella Caracciolo, sui conti dell’Avvocato all’estero.

Gabetti sapeva tutto ma è sempre rimasto fedele “alla corona”. Reputava la figlia dell’Avvocato, Margherita, un’ingrata. Disse di lei, in riferimento alla causa intentata da Margherita nei confronti della madre: “si dovrebbe vergognare a fare questo con il cognome che porta“.

Gli invidiosi per la sua posizione vicino al re, lo chiamavano, in modo dispregiativo, “il gran ciambellano” ma lui non se ne curava molto.

John Elkann, commosso, lo ha ricordato con queste parole: “nonostante le difficoltà, Gianluigi non ha mai perso il suo stile unico, fatto di coraggio, umanità ed ironia. Come mio nonno, ho avuto la fortuna di condividere con lui molti anni di vita di lavoro e di amicizia. Per quello che ha fatto, ma anche per come lo ha fatto, lo ricorderò sempre con affetto e gratitudine“.