Iosif Vissarionovic Dzugasvili, conosciuto come Iosif Stalin nacque nel 1878 a Gori, in Georgia.

La sua famiglia era povera.

Il padre alcolizzato lo picchiava spesso, da piccolo. Lo picchiava, in realtà, anche la madre, devota ortodossa. Da bambino ebbe una forma acuta di varicella, che causò la morte di tanti suoi coetanei.

A dieci anni, davanti alla scuola, un cavallo che trainava un calesse, lo investì. Rimase ferito gravemente al braccio sinistro perdendone, per sempre, parte della capacità di articolazione. Rimase più corto di 5 centimetri rispetto al destro. A dodici anni un altro calesse gli passò sui piedi rendendolo claudicante a vita.

Nel 1894, a 16 anni, grazie ad una borsa di studio, entrò nel seminario teologico ortodosso di Tbilisi. La madre lo avrebbe voluto vescovo, il padre calzolaio. Frequentò il seminario fino al maggio 1899, quando venne espulso, perché scoperto iscritto ad una associazione segreta di Tbilisi.

Cominciò, poco dopo, una vera attività politica contro lo zar, tanto che finì in carcere a Batum e poi in Siberia. Nel 1904 tornò in Caucaso, dove seguì le idee di Lenin, aderendo al bolscevismo e partecipando poi ai moti rivoluzionari del 1905.

Dal 1905 fino al 1917 (nonostante tre periodi di deportazione in Siberia di cui l’ultimo durato dal 1913 al 1917), si staccò sempre di più dall’attività provinciale del Caucaso per imporsi a livello nazionale. Nel 1917, tornato a Pietrogrado, assunse con Kamenev la direzione della Pravda. Nel 1922 divenne segretario generale del comitato centrale.

Dopo la morte di Lenin, Stalin si scontrò con Trockij. Ebbe la meglio facendolo espellere dal partito nel 1927. Dal 1928, iniziò un’azione repressiva fortissima nei confronti di ampi settori del mondo intellettuale, militare, produttivo. E contro chiunque non si allineasse sulle sue posizioni.

In questo periodo nascono i gulag, campi di prigionia dove venivano deportati tutti gli oppositori al regime.

Nel frattempo trasformò l’economia Russa, collettivizzando l’agricoltura e industrializzando il paese. Dopo un periodo di isolamento internazionale, Stalin si avvicinò alle potenze occidentali.

Nel 1939 fece un’alleanza con la Germania nazista, che riportò la Russia a una politica espansionistica. La Germania nazista, nel giugno del 1941, aggredì lo stesso l’Unione Sovietica. Dopo iniziali gravissime perdite, l’Armata Rossa, vinta la battaglia di Stalingrado, passò al contrattacco entrando a Berlino nel 1945.

Dal 4 all’11 febbraio 1945, presso Livadija (tre km a ovest di Jalta) in Crimea,

Roosvelt, Churchill e Stalin, i tre vincitori della seconda guerra mondiale decisero le sorti del mondo. Secondo gli storici da quella data nacque la famosa Guerra Fredda.

Infatti Stalin dal 1945 al 1948 estese la dominazione sovietica nell’Europa dell’est. Ciò gli fece acquisire un potere praticamente illimitato.

Oramai vecchio e malato, passava sempre più tempo nella sua Dacia di Kuntsevo, vicino Mosca.

Nella notte tra il 28 febbraio ed il 1 marzo 1953, ebbe probabilmente un colpo apoplettico. Nessuno osò entrare nei suoi appartamenti fino alla sera del 1 marzo. Ma a quel punto aveva metà corpo paralizzato e aveva perso l’uso della parola.

I medici, che arrivarono solo la mattina del 2 marzo, non poterono fare altro che allungare la sua agonia fino al 5 marzo quando, all’alba, morì.

Radio Mosca trasmise la notizia della morte di Stalin. Fu uno shock per tutto il mondo. I funerali furono imponenti con una partecipazione stimata di oltre un milione di persone.

Il corpo di Stalin fu imbalsamato e vestito in alta uniforme.

Memorabili le parole del nostro futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini appena appresa la notizia del decesso del dittatore: ”Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto”.