“È giusto che la signora abbia il suo assegno di divorzio correlato al tenore di vita avuto in costanza di matrimonio”.

Si è espressa in sostanza così la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.4523/2019 con cui ha confermato la decisione di un giudice d’Appello che ha dato ragione ad una ex moglie in punto di assegno mensile.

Sì al criterio del “tenore di vita” per quantificare la somma che l’ex marito le dovrà sborsare ogni mese.

Ma come? Non ce n’eravamo liberati?

“Il tenore di vita avuto in corso di matrimonio non conta più nulla”, aveva detto la Corte di Cassazione con la sentenza n.11504 del maggio 2017.

Aggiustando poi un po’ il tiro con la sentenza n.18287 a Sezioni Unite dell’11 luglio 2018, secondo cui ai fini del calcolo dell’assegno di divorzio occorre tenere in considerazione

non il tenore di vita, appunto, ma diversi fattori, come l’apporto dato da ogni coniuge alla formazione del patrimonio, la durata del matrimonio, le potenzialità reddituali future e l’età dell’avente diritto.

Insomma: la signora è in età lavorativa? Ha buona salute? Ha titoli di studio da spendere? Bene, che si dia da fare allora e si trovi un’occupazione che la renda economicamente indipendente e non assilli il coniuge per farsi campare.

E ora che fa la Cassazione? Ci ripensa?

Niente paura, è solo l’eccezione che conferma la regola: la signora in questione, è stato accertato giudizialmente, non gode di alcun reddito, è disoccupata e quasi sessantenne, il che significa che per lei il mondo del lavoro è più che una chimera.

Insomma, giusto il principio che non si può “speculare” su un divorzio, ma di certo non è possibile equiparare tutti i matrimoni.