15 marzo. Segnatevi questa data.

Sarà il venerdì in cui i ragazzi di tutto il mondo non andranno a scuola o all’università ma scenderanno in piazza per far sentire la propria voce in tema di ambiente e clima. È il “Global Strike For Future”, un evento cui hanno già aderito circa 60 Paesi e più di 500 città.

Difendere la terra, e dunque il proprio futuro, è l’impegno che questa generazione di giovanissimi si è presa, proprio per sopperire all’inerzia degli adulti e per sensibilizzarli sui temi ambientali, ormai una vera e propria emergenza mondiale.

Ma destinatari del messaggio non sono adulti qualunque bensì quelli che possono, anzi devono, fare qualcosa: innanzitutto quindi

i capi di stato e di governo, a cui i giovani di tutto il mondo chiedono impegni concreti contro i cambiamenti climatici.

Volto e simbolo di questa protesta è la ormai notissima sedicenne svedese Greta Thunberg. 

In pochi mesi, partendo dalla sua protesta dello scorso anno di non andare più a scuola per chiedere al governo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, è riuscita a guadagnarsi palchi internazionali (come la Conferenza Mondiale sul Clima) dai quali chiedere ai politici di tutto il mondo azioni concrete per la salvaguardia del clima e dell’ambiente.

La appoggiano oltre tremila scienziati e sostanzialmente tutti gli ambientalisti del mondo, scossi dalle sue parole e da frasi come questa (pronunciata al summit sul clima a Katowice in Polonia nello scorso dicembre):

“Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi”.