Ogni rivoluzione che si rispetti ha il suo manifesto. Nel caso dei processi a herr Rudolf il proclama urla Città chiuse alle auto diesel!
Siamo abituati all’annuncio “sale il livello di inquinamento” e si corre così ai ripari con il tampone dei tamponi. Il classico stop ai veicoli ritenuti più inquinanti, i diesel.

Prima li vendono e drogano la vendita inducendola con solerti incentivi. Poi ti invitano carinamente a lasciare il prodotto acquistato in garage.

Chi ha un’auto del genere si chiede se questo accanimento terapeutico è lecito. E se davvero tutti i mali vengono da motori a gasolio. Nemmeno poi tanto vecchi.

Dopo il lo scandalo dieselgate, che ha colpito principalmente il gruppo Volkswagen scoperto a falsare i dati delle emissioni inquinanti per farli apparire a norma di legge, il diesel ha avuto una battuta d’arresto. Le vendite sono calate vistosamente in tutta Europa, Italia a parte.

Si venderanno pertanto meno diesel ed i circolanti subiranno continui stop. L’ambiente quindi ha la sua panacea? Neanche per niente!

Cerchiamo di capire come stanno le cose.

Quando si parla di inquinamento le preoccupazioni riguardano le emissioni di Co2, di No2 (biossido di azoto), di particolato e di polveri ultrafini. Ma bisogna distinguere. Se parliamo di clima il maggiore imputato è il Co2 che, se prodotto in eccesso, contribuisce al surriscaldamento globale.

Per abbatterne gli alti livelli, madre di tutti i paradossi, i motori diesel restano l’arma migliore perché ne producono meno di quelli benzina.

La verità è che i maggiori responsabili in città dei livelli di Co2 sono gli impianti di riscaldamento, i sistemi di trasporto inadeguati e fuori da ogni normativa (in barba al contribuente) ed il comparto industriale del terziario avanzato. Che è talmente tanto avanzato che è entrato in città.

Sia chiaro. Se parliamo di salute il pericolo arriva dagli ossidi di azoto, sostanze irritanti che causano problemi all’apparato respiratorio.
Lo scandalo del dieselgate, oltre che per questioni geopolitiche d’oltreoceano, è nato proprio dall’incapacità dell’industria di costruire motori in grado di rispettare i severi parametri fissati dalla legge americana. Su questo versante effettivamente i diesel sono un problema. Soprattutto le motorizzazioni più vecchie, fino agli Euro 4.

Anche le versioni più recenti non sembrano indenni da critiche. Se le emissioni di particolato possono essere controllate con appositi filtri, sono le polveri ultrafini il vero problema. Particelle che riescono a raggiungere gli organi interni. E a far paura. Eh si, perché nostro Signore il filtro anti particolato ce lo ha fornito in dotazione. Il naso infatti, oltre ad essere un rilievo impari e mediano del viso, contribuisce a formare la protezione dell’apparato respiratorio.

Ma nulla può con polveri così sottili. Tanto sottili da non essere filtrate dal nostro organismo. Dinanzi a queste polveri alza le mani anche nostro Signore. Dall’alto del suo genio mai e poi mai avrebbe potuto pensare che saremmo riusciti ad arrivare a cotanta idiozia. Ma come sappiamo la differenza tra la genialità e l’idiozia è che la seconda non ha limiti. Sta di fatto che il declino del diesel resta un solco ormai tracciato superato da un punto di non ritorno.

Una tecnologia che ha dato il suo meglio, portata dall’uomo al limite dell’evoluzione tecnica ed ormai fuori dalle corde di una specie, quella umana, che ha capito di aver tirato troppo la corda. Anche e soprattutto a scapito della propria salute.