La storia di Roberto Calvi è quella di un impiegato che diventa presidente-padrone di una delle più grandi banche private europee e che sette anni dopo finisce sotto un ponte, con una corda al collo.

Roberto Calvi finisce la  sua corsa folle, con una geniale operazione finanziaria, che si conclude con una perdita di 1.287 milioni di dollari. Intorno alla sua figura, emerge un quadro ora grottesco ora a tratti agghiacciante, di un’Italia sfatta e confusa.

La vita, ed anche la morte, di Roberto Calvi si legano indissolubilmente ai suoi rapporti con il Vaticano.

Tutto intorno c’è un filo sottile come la seta ma forte come l’acciaio, in cui ruotano politici, finanzieri, prelati, imprenditori, massoni, magistrati, agenti segreti, faccendieri, belle donne, fidanzate, puttane, usurai, assassini e molti morti ammazzati.

Roberto Calvi nasce a Milano, il 13 aprile 1920. Dopo il diploma in ragioneria si iscrive nel 1939 alla facoltà di Economia e Commercio, dell’Università Bocconi. Non riesce a concludere gli studi a causa della guerra.

Nel 1940, è arruolato come sottotenente di cavalleria nei lancieri di Novara. Andrà sul fronte russo. Finito il conflitto, lavora alla Banca Commerciale.

Nel 1947 viene assunto come impiegato al Banco Ambrosiano, grazie ai buoni rapporti che suo padre ha con il dirigente della banca, Alessandro Canesi.

Il Banco era una banca privata, molto legata allo IOR. Calvi fa una carriera fulminante.

Dapprima si occupa del settore estero, il che gli permette di acquisire una notevole conoscenza dei “paradisi fiscali”. Nel 1958, diviene assistente personale di Canesi. Nel 1960, responsabile del comparto estero. Ottiene molti incarichi in vari consigli di amministrazione di diverse controllate estere del Banco Ambrosiano.

Nel 1971 diviene direttore generale, vice-presidente nel 1974 e presidente nel 1975. Una volta presidente e padrone assoluto della banca, avvia una serie di speculazioni finanziarie per lanciare il Banco Ambrosiano nella finanza internazionale.

Per riuscire in queste sue operazioni, intreccia rapporti ed amicizie con la loggia massonica P2 (di cui in seguito farà parte), con esponenti della mafia, del mondo degli affari, della politica sia italiana che di diversi paesi sudamericani.

Calvi diviene così potente, che farà parte del consiglio di amministrazione della Bocconi, in qualità di vice-presidente di Giovanni Spadolini.

I due si disprezzeranno per tutta la vita.

Acquista la Banca del Gottardo, fonda una finanziaria in Lussemburgo, con l’arcivescovo Paul Marcinkus, crea la Cisalpine Overseas, nelle Bahamas.

Su richiesta diretta del Vaticano e di Giovanni Paolo II, finanzia con centinaia di milioni di dollari il famoso sindacato polacco, Solidarnosc.

Nel 1980, il Banco ha una crisi di liquidità che si risolverà grazie ad un finanziamento da parte dell’ENI.

Per ottenere questo, come risulterà poi dagli atti processuali, paga tangenti a Claudio Martelli e Bettino Craxi.

Nel febbraio del 1981, viene scoperta la Loggia P2 e Roberto Calvi, il 21 maggio, viene arrestato per reati valutari.

Calvi viene condannato in primo grado. In attesa del processo di appello, torna a presiedere il Banco. Nel vano tentativo di salvarlo dalla bancarotta, si lega a Flavio Carboni, affarista vicino al boss mafioso Pippo Calò ed alla banda della Magliana.

Nonostante tutto, la situazione precipita e Calvi e Carbone cercano invano l’intervento dello IOR, che rifiuta ogni aiuto.

Calvi a questo punto, siamo ai primi di giugno 1982, mette in atto con Carboni un piano di fuga dall’Italia.

Dopo varie peripezie tra Trieste, Jugoslavia e Klagenfurt, in Austria, giunge a Londra.

Qui, a Londra, il 18 giugno viene trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, sul Tamigi, con dei mattoni in tasca, le mani legate dietro la schiena e 15.000 dollari addosso.

Il giorno prima si era suicidata, almeno così sembra, la sua segretaria personale, lanciandosi dal quarto piano della sede del Banco Ambrosiano.

La magistratura inglese, in un primo momento, chiude il caso come suicidio. Salvo poi riaprirlo, sei mesi dopo, lasciando aperta la possibilità dell’omicidio.

In Italia, a Milano, una prima indagine archivia la morte come suicidio. Poi il processo sarà trasferito a Roma.

Qui, tutti gli imputati, Carboni, Calò, Diotallevi e Vittor, saranno assolti in via definitiva, sebbene la corte riconosca: “Quello di Calvi è omicidio, non suicidio“.

Calvi, certamente, è stato vittima di congiunture internazionali negative. Ma tutte queste disavventure bastano a giustificare un buco da 1.287 milioni di dollari?

Certo è che Calvi i soldi li ha guadagnati, perduti, donati, estorti, rubati, truffati, contesi, prestati a strozzo. E nascosti.

Ma soprattutto, nell’ultimo periodo della sua vita, pare che tutti andassero da lui sicuri di spillargli qualcosa. In molti, anche ironicamente, lo chiamavano “San Roberto“.

Perché Calvi è stato ucciso? I motivi potrebbero essere molti e nessuno credibile fino in fondo.

Forse la verità è nelle parole dette ai magistrati: “il Banco Ambrosiano non è mio, io sono soltanto il servitore di qualcuno, di più non posso dirvi“.