Oggi raccontiamo la storia di un altro dittatore. Grande estimatore dell’imperatore Napoleone I, che decise di seguirne le orme auto-eleggendosi “imperatore“.

Jean-Bedel Bokassa, noto anche come Salah Eddine Ahmed Bokassa, nacque a Bobangi nella colonia francese chiamata Africa Equatoriale Francese. Oggi Repubblica Centrafricana.

Rimasto orfano di padre e madre giovanissimo, i suoi parenti decisero di iscriverlo in una scuola di missionari cattolici, la Jean-Baptiste de La Salle.

Qui imparò molto bene la lingua francese. I suoi istitutori tentarono di instradarlo verso l’ordinazione sacerdotale. Ben presto si accorsero che non ne aveva i requisiti: né l’altruismo, né la bontà d’animo.

Fece per un periodo il cuoco a Brazzaville e nel 1939 si arruolò volontario nell’esercito della Francia libera.

Combatté contro i nazisti ed alla fine della seconda guerra mondiale ottenne il grado di Sergente Maggiore, nonché due importanti decorazioni: la Legion d’onore e la Croce di guerra.

Frequentò la scuola per ufficiali a Saint-Luis in Senegal. Il 7 settembre 1950 Bokassa si trasferì in Indocina come esperto trasmissioni e partì per Saigon. Combatté la guerra d’Indocina fino al 1953.

Continuò la sua carriera militare fino al 1 luglio 1961 quando divenne capitano. Lasciò l’esercito francese nel 1962 per arruolarsi nell’esercito della neocostituita Repubblica Centrafricana.

Essendo cugino del presidente in carica David Dacko, divenne in brevissimo tempo colonnello con funzioni di stato maggiore delle forze armate.

Il 1 gennaio 1966, approfittando di un momento di grave crisi economica, Bokassa fece un colpo di stato e lo stesso 4 gennaio abolì la costituzione. Nel 1972 si autoproclamò presidente a vita.

Dopo un incontro con il leader libico Gheddafi nel settembre 1976, Bokassa si convertì all’islamismo. Non lo fece certo per crisi spirituale ma per avere finanziamenti dal leader libico. Infatti dopo pochi mesi riabbracciò la fede cattolica.

Il 4 dicembre 1976, Bokassa trasformò la repubblica in monarchia e nacque l’impero Centrafricano.

Il 4 dicembre 1977, un anno dopo la nascita della monarchia, si autoproclamò imperatore.

Grottesca, folle, insensata, al limite del patetico, fu la cerimonia dell’incoronazione che aveva come punto di riferimento Napoleone I.

Per la cerimonia, infatti, si fece rifare lo scettro preziosissimo di Napoleone I. Alla presenza del vescovo di Bangui, si cinse la corona da solo (avrebbe voluto che ad incoronarlo ci fosse il Papa Paolo VI).

La corona era fatta d’oro massiccio, tempestata da più di 5.000 diamanti e realizzata in Francia come tutti gli accessori. Bokassa attraversò la città a bordo di un cocchio color verde-oro con l’aquila araldica, trainato da bianchi cavalli normanni.

Seduto accanto a Bokassa la moglie Catherine, avvolta in un manto di ermellino. In mezzo il loro erede al trono, il figlio di quattro anni Jean-Bedel. Finita la parata, Bokassa si sedette su un trono gigantesco a forma d’aquila. Alto più di tre metri, di bronzo dorato e dal peso di due tonnellate, costellato da 785.000 perle ed un milione di cristalli.

Seguì un banchetto per oltre 5.000 persone (anche se non era presente quasi nessun capo di stato straniero), con le più costose prelibatezze e servito da personale in costume ottocentesco.

Deposta la corona l’imperatore indossò un diadema d’oro riproducente un ramoscello di lauro.

Per l’incoronazione spese più di 20 milioni di dollari.

Il vero sponsor internazionale di Bokassa era il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing. Il presidente francese supportò il regime con aiuti finanziari e militari.

Nonostante tutta la comunità internazionale sapesse che Bokassa governava con il terrore, uccidendo i suoi oppositori (leggenda narra che ne mangiasse anche le interiora).

Bokassa ricambiava l’amicizia invitando d’Estaing in safari e rifornendolo di uranio, materiale indispensabile per il programma nucleare francese.

Con il passare degli anni aumentarono le critiche al presidente francese, specie quando si scoprì che Bokassa era solito regalargli diamanti preziosissimi.

Dal gennaio 1979 la Francia non aiutò più Bokassa.

Con l’aiuto francese fu ideato, il 20 settembre 1979 mentre Bokassa era in Libia da Gheddafi, un colpo di stato: “operazione barracuda“. Fu così che tornò al potere l’ex presidente Dacko.

Bokassa riparò in Costa d’Avorio dove rimase per quattro anni. Nel 1985 il dittatore si trasferì in Francia nel castello di Hardricourt di sua proprietà.

Nel 1986 Bokassa fece ritorno nel suo paese, letteralmente paracadutandovisi, e sperando di poter tornare al potere per le sommosse scoppiate.

L’ operazione fallì e Bokassa fu arrestato e processato per alto tradimento, assassinio, cannibalismo ed appropriazione indebita.

Sulle prime vi fu la condanna a morte. La pena fu poi commutata in ergastolo ed in seguito ridotta a vent’anni. Nel 1993, il ritorno della democrazia ed un’amnistia generale riportò Bokassa ad essere un uomo libero.

Visse gli ultimi anni della sua vita in una periferia alle porte della città di Bangui, dove morì il 3 novembre 1996 per infarto, all’età di 75 anni. Lasciò 17 mogli e più di 50 figli.