Una vita da romanzo di appendice, quella di Angelo Rizzoli, il capostipite.

L’infanzia povera, le privazioni, la volontà, il duro lavoro, la guerra.
Poi la ricostruzione, il successo, il denaro, tantissimo, il gioco d’azzardo, le donne belle e la bella vita.

E ancora, gli eredi non sempre all’altezza.

Infine la rovina.

Il “cumenda“, così sarà chiamato per gran parte della sua vita, nasce a Milano il 31 ottobre 1889. Figlio di un ciabattino analfabeta. Suo padre per i gravi problemi economici si suicida. Una sua sorella muore forse proprio a causa dell’estrema povertà.

Angelo dei suoi primissimi anni ricorda: “vivevamo in una zona molto ricca di Milano. È la cosa peggiore che ci sia, quella di essere poveri in mezzo ai ricchi. A scuola mi trovavo sempre da solo, nell’ultimo banco, perché nessuno voleva stare accanto a me. Non avevamo nemmeno i soldi per andare dal barbiere, i capelli me li tagliava mia madre. Il giorno più felice della mia vita di bambino fu il 10 febbraio del 1895, quando entrai nell’orfanotrofio maschile, nei Martinitt. Lì finalmente fui felice. Perché ero un povero fra i poveri, uno uguale a tutti gli altri“.

Proprio in orfanotrofio, impara il mestiere di tipografo. A vent’anni si mette in proprio con un altro ragazzo e apre una tipografia in via Cerva. La ditta registrata nel 1911, prende il nome di A.Rizzoli & C.

Subito arriva la prima grande intuizione di Rizzoli, stampare cartoline commemorative della guerra di Libia. Altra data fondamentale per il giovane Rizzoli è il 1912, anno in cui sposa Anna Marzorati, figlia di un tipografo.

Poi per due anni dal 1915 al 1917 è sotto le armi a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel frattempo, diventa padre prima di un bel maschietto di nome Andrea e poi di una femminuccia di nome Pinuccia.

Tornato dalla guerra, in pochi anni Angelo Rizzoli diviene un editore di razza. Compra “Il Secolo” di Milano, le riviste “La Donna”, “Commedia” e “Novella”. La tipografia si trasforma in casa editrice. La A.Rizzoli & C. ha già più di cento operai.

Rizzoli trasforma l’azienda in società di capitali con la denominazione “Rizzoli & C. anonima per l’arte della stampa“.

Nel 1929, pubblica il suo primo libro Storia del Risorgimento. E nel 1954, compra la Cartiera di Lama di Reno, presso Marzabotto, destinata a diventare la fornitrice di carta per tutto l’impero editoriale.

Nel 1956, oramai ricchissimo, fonda per suo diletto (ma anche qui farà affari enormi) la Cineriz, casa di produzione cinematografica. Fra i tanti film prodotti ricordiamo 8 1/2 di Federico Fellini ed il Vigile, con un Vittorio De Sica ed un Alberto Sordi straordinari.

Erano gli anni del boom economico e a Milano era stato appena costruito il Pirellone. Il Cumenda sognava anche per sé un grattacielo con una grande “R”. Purtroppo non poté realizzare questo sogno, perché gli architetti gli dissero che il terreno in via Civitavecchia non poteva reggere un così pesante palazzo.

Il Cumenda non si perde d’animo e costruisce il suo grattacielo…sdraiato.

Centocinquanta metri di uffici su quattro piani e ben 724 finestre con un’insegna grande e la scritta, per esteso, “Rizzoli Editore”.

Angelo Rizzoli muore nel 1970 quasi ottantunenne. Lascia un patrimonio di 100 miliardi, senza una lira di debito.

Il Corriere della Sera pubblica due pagine intere di necrologi, fatto mai accaduto prima. Per raccontare Angelo Rizzoli, non basterebbero cento libri.

Amava il gioco, era ospite fisso nei casinò, sopratutto quello di Montecarlo. Perdeva, perdeva moltissimo, ma di questo era quasi contento. Diceva che era una sorta di pegno, che doveva pagare alla vita per avere avuto tutto, troppa fortuna.

Si fece costruire nei primi anni 50 il panfilo il Sereno, 43 metri di lunghezza ed otto bagni. Alcuni amici lo sfottevano bonariamente, dicendogli che era  il panfilo con “più cessi a bordo“. Memorabili le sue feste sullo yacht. Vi parteciparono tutti i più bei nomi del cinema: Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Fellini, Alberto Sordi, Liz Taylor, Ava Gardener.

Lo dobbiamo ad Angelo Rizzoli, se Ischia, della quale si innamorò nel 1950, ha un ospedale. Lo fondò e finanziò interamente. Ancora oggi porta il nome di Ospedale Anna Rizzoli.

Sempre ad Ischia costruì il più bell’albergo ancora oggi esistente, il Regina Isabella. Comprò una magnifica villa, ora diventata museo, Villa Arbusto, con pergolato e vista mozzafiato.

Amava le donne e ne ha avute sia di famose che di sconosciute. I maligni dicono che fondò apposta la casa cinematografica Cineriz, proprio per avere una riserva costante di giovani fanciulle.

Era solito dire: “lavoro a Milano dal lunedì al venerdì, il venerdì parto e vado a Roma, a divertirmi“. Infatti a Roma frequentava salotti, feste e soprattutto molte attrici o aspiranti tali.

Tra le tante proprietà che aveva in giro per il mondo, la magnifica tenuta Rizzoli ex Magni, a Canzo, in provincia di Como, con parco secolare.

Purtroppo la dinastia Rizzoli, una volta morto il fondatore, in breve tempo finirà. Colpa della bramosia di potere del nipote Angelone, figlio di Andrea, che si imbarcherà nell’acquisto folle del Corriere della Sera e nello scandalo P2.

D’altronde il vecchio fondatore aveva sempre detto di non avvicinarsi mai a quel giornale. Infatti in tutta la sua vita non lo aveva mai fatto. In più, il Cumenda ricordava sempre che lui aveva sotto il materasso la liquidazione pronta per tutti i suoi dipendenti. Come dire, non fate mai il passo più lungo della vostra gamba.