Di Idi Amin Dada non si conosce esattamente l’anno di nascita.

Probabilmente nacque intorno al 1925 nel nord dell’Uganda. Si pensa nella città di Koboko. I suoi genitori appartenevano a una tribù che costituiva una minoranza etnica nel paese. In quegli anni l’Uganda era una colonia amministrata dal Regno Unito.

Nel 1946 Amin si arruolò come aiuto cuoco nel reggimento dei King’s African Rifles, una formazione dell’esercito britannico, composta da soldati neri e guidata da ufficiali inglesi. In pochi anni attirò l’attenzione dei suoi superiori, anche per la sua forza fisica.

Era alto due metri e pesava più di 130 chili. Per questo quando divenne presidente uno dei suoi soprannomi era Big Daddy.

Fece parte della squadra di pugilato dell’esercito e dal 1951 al 1960, fu campione nazionale dei pesi massimi. Nel 1952 divenne caporale, poi sergente, sergente maggiore. Nel 1961 fu uno dei primi due soldati neri a ricevere il grado di ufficiale.

Dopo l’indipendenza, Amin collaborò a lungo con il primo ministro dell’Uganda Milton Obote, nominato nel 1962 dopo le prime elezioni nella storia del paese.

Obote inviò Amin a studiare nel Regno Unito e in Israele, paese con cui l’Uganda aveva numerosi legami economici.

Nel 1964 Amin venne nominato vice-comandante del nuovo esercito ugandese. L’anno dopo ne divenne il capo. In quegli anni pare che Amin cominciasse ad appropriarsi del denaro pubblico. All’inizio degli anni ’70 i rapporti tra Obote ed Amin peggiorarono drasticamente. Tanto che nel 1971, mentre Obote stava a Singapore per una conferenza, Amin mise in atto un colpo di stato e si proclamò presidente dell’Uganda.

Il colpo di stato venne accolto favorevolmente sia all’estero, sia in tutta l’Uganda. In breve tempo Amin eliminò fisicamente migliaia di soldati che reputava ancora troppo legati all’ex premier Obote. Diede ordine alla banca centrale di stampare più moneta perché serviva molto denaro per finanziare l’aumento delle spese militari.

Il riarmo serviva per fare la guerra alla Tanzania.

Chiese aiuto militare ad Israele. Israele glielo negò. Amin allora si rivolse alla Libia di Gheddafi, che glielo accordò. Come punizione nei confronti di Israele fece espellere 500 cittadini israeliani e sequestrò tutte le loro proprietà.

Nel 1972 dichiarò che tutti gli ugandesi di origine asiatica avevano 90 giorni per lasciare il paese e che avrebbero potuto portare con loro soltanto quello che riuscivano a trasportare.

In quegli anni Amin “diede il meglio di sé“. Divenne famoso per le sue stranezze e per il suo “strano umorismo”.

Tipo: “non mi piace la carne umana è troppo salata”. Era altresì famoso per le sue uniformi piene di medaglie dal valore inesistente.

Nel 1977 decise di adottare per sé il titolo di “sua eccellenza, presidente a vita, maresciallo di campo, signore di tutte le bestie sulla terra e dei pesci nei mari. Conquistatore dell’Impero Britannico in Africa in generale e in Uganda in particolare”.

Come si evince dal pomposo titolo ufficiale viveva in evidente stato di alterazione.

Divertenti i suoi telegrammi ai potenti del mondo. A Henry Kissinger scrisse: “non sei intelligente perché non vieni mai a trovarmi quando hai bisogno di un consiglio”.

Alla regina Elisabetta: “ho saputo che l’Inghilterra ha problemi economici. Sto inviando una nave piena di banane per ringraziarvi dei bei giorni dell’amministrazione coloniale”.

Nel giugno del 1976 un volo aereo diretto da Tel Aviv a Parigi, venne dirottato da cinque terroristi palestinesi e da due terroristi tedeschi di estrema sinistra. Dopo una sosta in Libia, i terroristi portarono l’aereo in Uganda, all’aeroporto di Entebbe.

Amin si presentò come mediatore ma era evidente che stava aiutando i terroristi. Dopo alcuni giorni di negoziati, il governo israeliano inviò un commando per liberare gli ostaggi.

I sette terroristi e i 45 soldati ugandesi vennero uccisi insieme a 4 ostaggi (per errore) e ad un militare israeliano. Prima di lasciare l’aeroporto gli israeliani fecero anche esplodere undici aerei da combattimento dell’aviazione ugandese.

Come rappresaglia Amin, pochi giorni dopo, fece uccidere l’unico ostaggio che era rimasto nelle sue mani. Una donna di 73 anni, spostata dall’aeroporto all’ospedale per motivi di salute.

Dopo il raid di Entebbe, la maggior parte dei paese occidentali chiuse le relazioni diplomatiche con l’Uganda. Il Regno Unito ritirò il suo Alto Commissario del paese.

Nel 1978 Amin invase la Tanzania ma le sue truppe, appoggiate da militari libici, vennero sconfitte. Nell’aprile 1979 l’esercito della Tanzania, appoggiato dagli esiliati di Obote, entrò nella capitale Kampala. Amin dovette lasciare il paese e si rifugiò in Arabia Saudita.

Per 14 anni visse a Jedda, insieme alle 4 mogli e ai suoi 30 figli. Viveva in una lussuosissima villa dotata di ogni comfort, compresa una splendida piscina, protetta da militari 24 ore al giorno. Il tempo libero era solito passarlo nei migliori alberghi della città spesso a divertirsi in buona compagnia. Durante questi anni rilasciò molte interviste, in cui raccontava “di non provare rimorso per quello che il suo regime aveva fatto in Uganda. Solo molta malinconia e nostalgia”. Morì il 16 agosto del 2003 a 78 anni.