Apprendiamo oggi che il signor Giuseppe Gulotta ha chiesto all’Arma dei Carabinieri, per la prima volta nella gloriosa storia di due secoli dell’Arma, un risarcimento di 66 milioni di euro.

La storia è questa.

Gulotta fu arrestato nel 1976 con l’accusa dell’omicidio, all’interno della stazione dei carabinieri di Alcamo Marina provincia di Trapani, di due carabinieri a colpi di arma da fuoco. Condannato all’ergastolo, si è fatto “ingiustamente” 22 anni di carcere perché i carabinieri riescono ad estorcere, a suon di sevizie e torture, una falsa confessione sugli omicidi.

A seguito della revisione del processo, nel 2012 viene assolto con formula piena. Gullotta nel 2016 ha ottenuto un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Nella nuova richiesta di danni è ipotizzata la responsabilità dello Stato per non aver codificato il reato di tortura. Il legale di Gulotta ha ricordato che è stata la stessa Corte di Cassazione a dire a Gulotta di rivolgersi all’Arma per il risarcimento del danno subito, perché il giudice è stato indotto nell’errore della falsa confessione estorta.

Giustizia è sfatta. Questo è solo uno dei tantissimi casi di errori giudiziari che ogni anno vedono noi cittadini vittime di un sistema a dir poco lacunoso.

A tal proposito consiglio a tutti di vedere una bella, anzi (errata corrige) una triste trasmissione televisiva che va in onda su Raitre. Si tratta di “Sono Innocente“, condotta da un bravo Alberto Mutano. Il titolo è più che eloquente. Affronta l’annoso argomento degli errori giudiziari e di ingiusta detenzione. Se ne parla direttamente con i protagonisti intervistati in studio.

Quello che lascia basiti nel racconto di queste persone è il fatto che non solo la loro vita e quella dei loro cari sia stata rovinata per nulla ma che alla fine, una volta dichiarati innocenti, nessuno abbia chiesto scusa. E che giudici e pubblici ministeri che hanno condotto queste brillanti indagini, rimangano tranquilli al loro posto continuando a svolgere normalmente le loro funzioni.

No vi prego, non dite che è qualunquismo dire che la giustizia non funziona. Come affermare che si stava meglio quando si stava peggio, oppure che non esistono più le mezze stagioni.

A me ricorda molto di più la frase “Il re è nudo” della celebre fiaba “I vestiti nuovi dell’Imperatore” di Hans Christian Andersen. Nella fiaba si narra di un re che amava molto i vestiti. Una volta due truffatori fattisi passare per tessitori, sostennero di saper cucire la stoffa più bella che si potesse immaginare. I vestiti che si facevano con questa stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della propria carica e a quelli molto stupidi.

L’epilogo è noto. Il re sfila per la città nudo. La gente per strada o alla finestra grida e urla, “che meraviglia i nuovi vestiti dell’ imperatore!”. Nessuno voleva far capire che non vedeva niente, altrimenti avrebbe dimostrato di essere stupido o non all’altezza del proprio incarico. Solo un bambino disse “ma non ha niente addosso”. Così di voce in voce tutta la gente grida “non ha niente addosso, non ha proprio niente addosso!”.

Dovremmo esseri tutti bambini per cominciare a gridare “la giustizia fa schifo”, e “chi sbaglia paga”.

Questo deve valere per tutti, soprattutto per chi la giustizia l’amministra, ovvero i giudici. Non è più possibile, in un paese civile come si vanta di essere il nostro, che un potere dello Stato non rispetti più gli altri due poteri, l’esecutivo ed il legislativo, surclassandoli spesso per fini pubblicitari o per giustizia ad orologeria.

O peggio ancora. Che non rispetti più noi cittadini che spesso non abbiamo molte possibilità di difenderci, rispetto a quei soggetti appartenenti alla classe dirigente e politica del paese.

Dobbiamo assistere, quasi increduli, a lotte intestine sempre maggiori all’interno della magistratura stessa. Lotte spesso fatte solo per potere personale e correntizio e non certo per migliorare il “servizio”. Un servizio proprio come sono la sanità o la scuola. Invece, sempre più spesso, consideriamo la magistratura come un vero e proprio nemico.

Ho sentito dire più volte con le mie orecchie da parte di alcuni magistrati: “lascia stare la causa, non ti mettere in mano alla giustizia, che sai quando inizi e non quando finisci. E soprattutto come finisci”.

Che dire? Forse in tutte le aule di tribunale d’Italia la frase “La giustizia è uguale per tutti” dovrebbe essere posta di fronte ai giudici e non alle loro spalle.