Per numero di nomignoli affibbiatigli, in Italia è secondo solo al divo Giulio Andreotti.

Licio Gelli era: “l’uomo dei misteri d’Italia“, “il manipolatore”, “la mente occulta“, “il burattinaio“, “il venerabile“.

Perfino la sua abitazione Villa Wanda, ad Arezzo, era “la villa dei misteri”.

Licino, così lo chiamavano gli amici più stretti, faceva paura a molti: faccendieri, professionisti, giornalisti, imprenditori, militari d’ogni ordine e grado, magistrati e politici. Tutti tremavano al pensiero che qualche documento inedito, in mano al capo della P2, potesse vedere la luce e danneggiarli.

Licio Gelli nasce a Pistoia il 21 aprile 1919, ultimo di quattro fratelli. A diciotto anni, parte volontario nel 735° battaglione Camicie Nere, per partecipare alla guerra civile spagnola, in aiuto del generale Francisco Franco.

Tornato a Pistoia nel 1939, si impiega al GUF (gruppi universitari fascisti), senza frequentare mai l’università. Nel luglio del 1942, come ispettore del Partito Nazionale Fascista, ha l’incarico di trasportare in Italia, il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia. Sessanta tonnellate in lingotti d’oro, due di monete antiche, sei milioni di dollari, due milioni di sterline.

Nel 1947, quando il tesoro torna in Jugoslavia, mancano venti tonnellate di lingotti d’oro.

Da allora nasce la leggenda del famoso tesoro Gelli. Si dice che avesse portato e nascosto quei lingotti in Argentina.

Dopo l’8 settembre, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Quando, tuttavia, comprende che la vittoria per i nazi-fascisti è impossibile, comincia a collaborare con i partigiani. Il 16 dicembre 1944 sposa Wanda Vannacci, dalla quale ha quattro figli.

Dopo la seconda guerra mondiale, collabora con la CIA ed apre, senza molta fortuna una libreria. Nel 1956, diventa direttore commerciale della Permaflex di Frosinone. Durante la sua direzione, lo stabilimento diviene un crocevia di politici, ministri, vescovi e generali.

Gelli viene iniziato alla massoneria nel 1963. In breve tempo ne scala tutti i gradini, fino a diventarne maestro.

Il 15 giugno 1970, Lino Salvini, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, delega a Gelli la gestione e la rivitalizzazione di una loggia “coperta“, fondata nel 1895 col nome di Propaganda, dandogli il potere anche di iniziare nuovi iscritti.

Da allora, solo Licio Gelli è stato a conoscenza dell’elenco dei nominativi degli affiliati alla nuova loggia, ribattezzata P2 (Propaganda due).

Ufficialmente, la lista scoperta dalla magistratura, nel 1981, a Castiglion Fibocchi, è di 962 iscritti. Nell’elenco vi erano i nomi di imprenditori come Silvio Berlusconi. Giornalisti come Maurizio Costanzo e Mino Pecorelli. Banchieri come Michele Sindona e Roberto Calvi. Tutti i capi dei servizi segreti italiani. Il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa. Due ministri allora in carica. Cinque sottosegretari. Il comandante generale della guardia di finanza.

Licio Gelli, per via di un mandato di cattura, scappa in Svizzera, dove viene arrestato il 13 settembre 1982, a Ginevra. Il 10 agosto 1983, evade dal carcere e ripara in Sudamerica, dove può contare su molti amici influenti.

Nel 1987, si costituisce in Svizzera. La corte centrale del Grande Oriente d’Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decreta l’espulsione di Gelli dall’ordine massonico.

Il Parlamento italiano approva in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia.

Viene contemporaneamente creata una commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Tina Anselmi, deputata DC.

Il 22 aprile 1998, la Cassazione conferma la condanna a 12 anni per Gelli, per il crack del Banco Ambrosiano.

Il 4 maggio Gelli è di nuovo irreperibile.

La fuga questa volta dura quattro mesi soltanto. Gli vengono concessi gli arresti domiciliari, che sconterà a Villa Wanda.

Nell’aprile 2013, i pm di Palermo dell’inchiesta Stato-mafia, lo hanno ascoltato per gli intrecci tra P2, servizi segreti deviati ed eversione.

Licio Gelli, muore a 96 anni, il 15 dicembre 2015, a Villa Wanda.

Con la sua morte, scompare uno dei protagonisti degli anni più bui della storia d’Italia. L’ex venerabile si porta nella tomba, alcuni dei segreti più scottanti della Prima Repubblica.

La P2, infatti, è stata chiamata in causa in tutti i più grandi scandali della storia d’Italia: dal tentato golpe del principe Borghese, al crack Sindona, al caso Calvi, alla strage di Bologna del 1980 (per la quale Gelli è stato condannato a 10 anni per depistaggio delle indagini).

La P2 è stata, per molti anni, uno sorta di stato parallelo. Gelli, prima di morire, ha donato all’Archivio di Stato di Pistoia, il proprio “archivio non segreto“.

Dove sia, e se esista davvero, la famosa “rubrica dei 500“, ovvero fascicoli intestati a uomini d’affari, politici, ecclesiastici, industriali, banchieri, nessuno lo sa.

D’altronde, alla domanda del giornalista Maurizio Costanzo: “che lavoro avrebbe voluto fare da piccolo?”, il venerabile rispondeva: “il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?“.

Ed è quello che ha fatto per gran parte della sua vita.