Lavorare stanca, avrebbe detto Cesare Pavese. Ma non uccide. O almeno non dovrebbe.

Il 2019 però è cominciato piuttosto male.

Massimo Aliseo, 28 anni di Agrigento. È lui il primo della lista dei morti sul lavoro del 2019. È morto per l’esplosione di una bombola di ossigeno in una azienda di gas medicinali, dove lavorava come operaio.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna, aperto in memoria dei sette operai rimasti uccisi nella Thyssenkrupp di Torino, monitora dal 2008 tutte le morti sul lavoro.

E da quell’anno, si legge nel report dell’Osservatorio, “con oltre 15.000 morti sul lavoro, è come se fossero spariti gli abitanti di una cittadina come Sasso Marconi.

Solo nell’anno che si è appena concluso, sono morti oltre 1450 lavoratori per infortuni. Mai sono stati così tanti!

Rispetto al 2017 c’è stato addirittura un aumento del 9,7%.

Nel 2018 le categorie che hanno registrato il maggior numero di decessi sono:

  • Agricoltura 33,3%. Tutti gli anni questo settore guadagna il primo posto. Nel 2018 sono stati 149 gli agricoltori che hanno perso la vita guidando un trattore.
  • Edilizia 15,2%. In calo di oltre il 5% rispetto al 2017 ma solo a causa (o grazie, verrebbe paradossalmente da dire) della crisi.
  • Autotrasporto 12,1%.
  • Industria (esclusa l’edilizia) 7,8%. Rispetto ai milioni di addetti che ne fanno parte, questa categoria registra una bassa percentuale perché ha ancora un sindacato forte che riesce a dialogare e a far rispettare più di altri comparti la sicurezza sul lavoro (Carlo Soricelli).

Ci sono poi coloro che, non essendo assicurati all’INAIL, afferma ancora il curatore dell’Osservatorio Carlo Soricelli, spariscono dalle statistiche. Sono coloro che fanno parte delle Forze Armate (come gli 8 carabinieri rimasti uccisi nel 2018), i Vigili del Fuoco, le Partite Iva, i lavoratori in nero. Un fenomeno dunque la cui portata sarebbe ancor più devastante.

E ci sono gli stranieri. Nel 2018 quelli morti sul lavoro sono stati il 7,1% del totale. È vero, sono diminuiti rispetto agli ultimi anni ma solo perché gli italiani, pur di lavorare, sono tornati a fare anche quei lavori che non volevano più fare.

A morire sul lavoro sono sì molti giovani sotto i venti ed i trent’anni ma il dato sconvolgente è che il 27% di tutti i morti sui luoghi di lavoro, ha dai 61 anni in sù.

Il precariato uccide, l’assenza di sicurezza uccide, una politica indifferente uccide.

Le morti sul lavoro non sono affatto biancheesistono dei responsabili reali per ognuna di esse.

E sono ancor meno silenziose: nonostante la eco mediatica spesso assente, urlano giustizia.