È morto, dopo una lunga malattia, Gianni de Michelis. Aveva 78 anni.

È morto a Venezia sua città natale, dove da anni era ritornato a vivere, insieme con il figlio Alvise.

Enzo Biagi, con una punta di cattiveria, lo definì “avanzo di balera”.

De Michelis è stato un socialista potente, molto potente, per tutti gli anni ’80 e per i primi anni ’90. Ministro delle Partecipazioni Statali, Ministro del lavoro e della Previdenza sociale, vice-presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri.

Come ministro degli esteri, nel 1992 fu uno dei firmatari del trattato di Maastricht. Deputato della Repubblica italiana e Parlamentare europeo.

Laureato in chimica nel 1963 all’università degli studi di Padova, iniziò subito l’attività accademica, diventando nel 1980 professore associato presso l’università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo un lungo periodo di aspettativa per motivi politici ed istituzionali, tornò all’insegnamento universitario dal 1994 al 1999.

Questo l’aspetto politico. Non meno importante l’aspetto privato. Note a tutti le sue passioni per il ballo, le discoteche e le donne, possibilmente vistose.

Amava talmente il ballo e conosceva le discoteche tanto bene che scrisse anche una guida dal titolo “Dove andiamo a ballare questa sera?”. Gianni de Michelis è stato il simbolo dell’edonismo sfrenato degli anni ’80.

Viveva, in una suite, all’hotel Plaza di via del Corso e la sera, tutte le sere, lo si poteva trovare a cenare prima e a ballare poi, nel famoso locale romano “Il Tartarughino”, fino alle prime luci del mattino. Chi volesse parlare con lui, più che al ministero, doveva raggiungerlo nei locali della Roma by night.

Era altresì famoso per i suoi lunghi capelli, secondo molti, spesso unti e sudati e per la sua più che robusta costituzione. Eppure piaceva, piaceva moltissimo alle donne. E non solo per il solito classico e banale paradigma dell’ “uomo ricco e potente” ma a detta di molte era affascinante e gentiluomo. Era un godereccio, a 360 gradi. E come diceva lui di se stesso:

faccio quello che fanno tutti i miei colleghi in parlamento ma senza nascondermi e senza ipocrisie”.

Si vantava di organizzare le feste più belle, anche più belle di quelle di Pomicino. Era arrogante, come lo erano tutti i socialisti potenti negli anni ’80. Forse proprio per contraddistinguersi dai democristiani, sempre così “preteschi”.

Non aveva problemi a prendere il Concorde, al posto dei normali aerei, se doveva andare a New York a parlare alle Nazioni Unite. Come ministro degli esteri ha viaggiato praticamente in tutto il mondo, capendo con netto anticipo l’importanza strategica che avrebbe avuto la Cina nei decenni futuri sul mondo.

L’ Avvocato Agnelli lo aveva soprannominato “quick”, che vuol dire rapido, veloce. E infatti veloce lo era davvero. Amava vivere velocemente.

Il suo motto era “bisogna sempre pensare in grande”. E così aveva sempre fatto. Poi un giorno è arrivata Tangentopoli. I socialisti sono divenuti di colpo il male assoluto dell’Italia e De Michelis non ha fatto eccezione.

Ha subito una ventina di procedimenti, molti conclusi con l’assoluzione. Nel frattempo, come un moderno Sansone, si era tagliato i capelli, forse se li lavava anche. Era pure dimagrito, ma aveva perso di colpo tutto il potere e lo charme.

Nel 1997 si era sposato con la nota commercialista  partenopea Stefania Tucci. Matrimonio finito pochi anni fa, anche se i due erano rimasti in ottimi rapporti. Poi la lunga malattia e la morte.

Non mi interessa giudicare De Michelis né come uomo né come politico, né dire tantomeno quanto bene o male abbia fatto al nostro paese.

So solo una cosa, che se ne è andato un altro pezzo di quei meravigliosi anni ’80, in cui forse siamo stati pure governati da ladri e mafiosi, con annesso circo di nani e ballerine, ma che a voltarci indietro alla fine rimpiangiamo tutti.