Smog e fogne. L’Italia non riesce a rispettare le norme europee in materia ambientale e la Commissione europea la punisce deferendola alla Corte di giustizia Ue.

D’altronde se per decenni facciamo spallucce ai richiami che giungono dall’Europa, se non rispondiamo adeguatamente alla tirata d’orecchie della maestra, prima o poi dietro alla lavagna ci finiamo. Con tutte le conseguenze del caso.

Ma andiamo con ordine.

Sono due le cause avviate contro il Bel Paese (ma lo si può ancora chiamare così?).

La prima per l’aria avvelenata dal biossido di azoto (NO2): non solo sforiamo i valori limite ma non ci sogniamo neanche di adottare misure adeguate per ridurre l’inquinamento. E non è che la cosa riguardi giusto una nicchia di persone:

la qualità dell’aria è pessima in ben dieci agglomerati in cui risiedono circa 7 milioni di cittadini. 

La seconda, per non farci mancare nulla, non rispettiamo nemmeno la legislazione europea in tema di acque reflue.

Secondo la Commissione in ben 16 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) gli obblighi di raccolta o trattamento delle acque reflue urbane sono violati da oltre 13 anni.

Insomma, tempo per metterci in regola e dotare tutti i comuni di adeguati sistemi fognari e di trattamento delle acque reflue ne abbiamo avuto. Ma è trascorso invano.

Il rischio ora è di vedersi condannati a pagare le sanzioni che la procedura d’infrazione prevede. E a pagare sarebbero sempre i cittadini, proprio quelli che non hanno fogne e respirano una pessima aria.