Con un voto della Camera, il presidente Donald Trump è diventato il terzo presidente nella storia degli Stati Uniti ad essere messo in stato d’accusa.

Dovrà affrontare il processo al Senato. I capi d’accusa sono: abuso di potere e ostruzione ai lavori del Congresso.

Il primo capo di accusa ha ricevuto 229 voti a favore e 198 contrari. Il secondo, 230 voti favorevoli e 197 contrari.

Sembra che Trump abbia pressato il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskj, in cambio di 391 milioni di dollari in aiuti militari, affinché aprisse un’inchiesta su Joe Biden (ex vicepresidente degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Obama, candidato per la nomination nelle elezioni presidenziali 2020).

L’ ostruzione ai lavori del Congresso, sarebbe conseguenza dell’abuso di potere, nell’intralciare l’inchiesta che ne è derivata.

La presidente della Camera, Nancy Pelosi, aveva iniziato i lavori con queste parole: “non ci ha dato altra scelta“.

Dall’altra parte del mondo, il presidente russo Vladimir Putin, dichiarava ai mezzi stampa: “l’impeachment di Trump si basa su accuse inventate ed è difficile che il Senato voti contro un rappresentante del proprio partito, per motivi assolutamente inventati“.

Trump, sicuro di sé come sempre, ha affermato: “voglio un processo immediato al Senato“.

Sarà difficile che il Senato, a maggioranza repubblicana, in assenza di nuove e clamorose prove, possa confermare le accuse della Camera. E quindi far dimettere Donald Trump.

Trump è il terzo presidente degli Stati Uniti messo in stato di accusa. Gli altri due sono stati Andrew Johnson nel 1868, e Bill Clinton nel 1998.

L’ unico presidente statunitense che si è dimesso, è stato Richard Nixon. Lasciò l’incarico spontaneamente, appena capì che la Camera lo avrebbe messo sotto impeachment.

Per rimuovere il presidente, al Senato serve non una maggioranza semplice, come per lo stato d’accusa, ma i due terzi dei votanti.

Essendo il Senato a maggioranza Repubblicana, ed avendo votato i Repubblicani tutti compatti contro l’impeachment, è molto probabile l’assoluzione di Trump.

Bella lezione di democrazia.

In soli tre mesi hanno messo in stato d’accusa il Presidente. Nel giro del prossimo mese, Trump lascerà la carica o continuerà a governare. Il tutto fatto apertamente, durante un dibattito pubblico senza orpelli e bizantinismi.

Come siamo lontani noi in Italia da tutto ciò! In tre mesi le carte non arrivano nemmeno dalla Camera al Senato. Ci nutriamo di bizantinismi, capziosità, cavillosità e di tutto ciò che può rendere più complicata e lunga, anche la cosa più semplice e veloce.

In America o si vince o si perde. Trump o sarà ancora presidente degli Stat Uniti, o sarà mandato a casa.

In Italia tutti vincono sempre e tutti perdono sempre. Nessuno va a casa. Al massimo come nel gioco del Monopoli, si sta fermi un turno. E poi si ritirano i dadi.

Aveva ragione Ennio Flaiano: “in Italia la situazione è sempre tragica ma non è mai seria“.