“Chiediamo i pieni poteri perchè vogliamo assumere le piene responsabilità. Senza i pieni poteri voi sapete benissimo che non si farebbe una lira, dico una lira di economia.

Era il lontano 16 novembre del 1922, quando Benito Mussolini faceva il discorso alla camera dei Deputati, passato alla storia come “discorso del bivacco”.

Novantasette anni dopo Matteo Salvini, durante il comizio tenuto a Pescara, dichiara: “chiedo agli italiani, se ne hanno la voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo, senza rallentamenti e senza palle al piede”.

Non so se Salvini fosse a conoscenza o ricordasse il discorso del Duce di quasi un secolo fa. Certo è che le parole usate sono identiche a quelle utilizzate dal Duce. Forse quella di Salvini era solo una frase ad effetto, o l’intenzione proprio quella di utilizzare gli stessi termini di lontana memoria per accreditarsi come il nuovo uomo forte.

Non so se dobbiamo iniziare a preoccuparci come dicono alcuni, o prendere l’esclamazione di Salvini semplicemente come uno slogan elettorale. Non so nemmeno se, arrivati a questo punto, la nostra malata democrazia abbia bisogno di una revisione totale.

Questo non vuol dire dittatura, ci mancherebbe, ma certamente un cambiamento di rotta deciso sì. Da molto tempo, troppo tempo oramai, sento dire in giro da più persone appartenenti a ceti sociali anche molto diversi:

ci vorrebbe un dittatore per mettere le cose a posto.

Sì, lo Stato, la nostra bella Italia, è divenuta un paese dove non è più bello vivere. Praticamente non funziona più nulla. Siamo agli ultimi posti, nelle classifiche Onu, per quanto riguarda sanità, giustizia e istruzione.

I nostri migliori “cervelli” non vedono l’ora di andare all’estero per essere apprezzati ed avere un futuro che qui non avrebbero mai. Abbiamo una burocrazia che rende difficile perfino aprire una grattachecca, quando negli altri paesi sviluppati nascono imprese dall’oggi al domani. Abbiamo un fisco che attanaglia quei pochi che sono costretti a pagarlo. Per prendere una qualsiasi decisione, di qualsiasi tipo, ci mettiamo più tempo che i cinesi nel costruire la loro monumentale muraglia.

Se l’idea di Salvini è quella di uno stato moderno ed efficiente, dove il premier può prendere decisioni in modo veloce, senza perdere troppo tempo, sono d’accordo con lui. Se Salvini vuole cambiare molte cose facendo anche riforme drastiche come quella sulla giustizia, che non può più aspettare, mi va bene.

Non sono e non sarò mai d’accordo con Salvini, né con nessun altro, se per arrivare al potere si sfrutta quella paura antropologica dell’altro. L’altro inteso come diverso, straniero, come causa di tutti i mali. Allora sì che le parole dette da Salvini al comizio di Pescara, farebbero paura e ci farebbero tornare indietro di un secolo. Sono sicuro però che Salvini è solo truce e non Duce.