Leggenda narra che Matteo Renzi, appena saputo degli arresti domiciliari dei suoi genitori, abbia chiamato la sua cara amica Maria Elena Boschi e l’abbia apostrofata così: “perché il tu babbo no e il mi babbo si?”. Ovviamente si riferiva al diverso trattamento giudiziario che hanno avuto i rispettivi genitori.

Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e false fatture. Secondo il procuratore capo di Firenze, il dottor Creazzo, c’era il rischio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove.

Matteo Renzi, ha gridato subito alla cosiddetta giustizia ad orologeria. Giusto, bravo, sono d’accordo con te Matteo, ma perché ne parli solo oraSolo perché hanno arrestato la mamma e il babbo? Come se ci fosse una giustizia sana ante arresto coniugi Renzi ed una malata post arresto coniugi Renzi.

No, la giustizia è sempre la stessa e mi permetto di dire che certo non godeva di buona salute ieri, non gode di buona salute oggi, non godrà, temo, di buona salute domani.

Mi tornano alla mente le famose parole di Bettino Craxi, “hanno creato un clima infame”, dette uscendo dalla casa di Sergio Moroni, socialista morto suicida (con un colpo di fucile in bocca), per aver ricevuto due avvisi di garanzia.

Voi direte: “era un ladro, che colpa hanno la giustizia ed i magistrati?” Sì che sono responsabili, rispondo io.

Se Moroni fosse un ladro o meno purtroppo non lo sapremo mai, visto che è morto ed il processo non si è potuto svolgere. Quello su cui certamente aveva ragione Craxi, è che si era creato un “clima infame”.

Questo clima, dal lontano 1992, dal suicidio Moroni, è arrivato immutato fino a noi. Il che non vuol dire che non debba esistere la giustizia, che i ladri e gli assassini debbano operare in modo indisturbato ed essere premiati. Significa solamente che la giustizia deve fare la giustizia e non prendere campi che non le competono, come la politica.

Direte, ma allora i politici ladri non si possono toccare? Certo, si possono e si devono toccare ma anche quando sono potenti, presidenti del consiglio o importanti ministri in carica.

Si è vero, c’è un’eccezione, il povero Silvio Berlusconi. È sempre stato un bersaglio, sia quando era potentissimo, sia ora che è un vecchietto quasi innocuo di 82 anni passati.

Un’altra eccezione è Matteo Salvini, ci hanno provato ma non è andata bene.

Mi viene, a proposito di Matteo Renzi, un legittimo dubbio.

Avrebbero arrestato i suoi genitori se fosse ancora presidente del consiglio e segretario del PD?

Lo stesso, naturalmente, è valso per Bettino Craxi, per Giulio Andreotti, Forlani, Cirino Pomicino e via discorrendo. Solo una volta caduti in disgrazia, hanno tutti avuto i loro guai giudiziari. Qualcuno, a suo tempo, pensò che dietro vi fosse l’America, la CIA.

Io credo che la magistratura, probabilmente spalleggiata da una parte della sinistra, abbia fatto il colpaccio: azzerare un’intera classe dirigente. Tutta la prima repubblica. Senza toccare però il vecchio PCI. Loro si finanziavano onestamente solo con la festa dell’Unità.

E da allora, il metodo “mani pulite”, è andato avanti sempre così. Decine e decine di processi per Berlusconi, l’arresto della moglie di Clemente Mastella (assolta poi dopo anni), che fece cadere il governo Prodi. Gianfranco Fini, sotto processo per riciclaggio, ma non più presidente della camera, fino ad arrivare a Matteo Renzi.

Ora che la magistratura ha commesso il suo parricidio, anche Matteo Renzi si è accorto che qualcosa non funziona. L’idea tutta di sinistra che la magistratura non si tocca, è andata in frantumi.

Il paragone può essere azzardato ma in Italia la magistratura ha assunto un po’ il ruolo di spauracchio della res pubblica. È in qualche modo colei che stabilisce chi sono i buoni e chi i cattivi.

Ed i buoni cavalcano quest’onda giustizialista. Ma quando anche i presunti “buoni” finiscono nella lista dei cattivi si presenta il problema “giustizia” nella sua interezza.

Un vecchio e potente ministro della prima repubblica, spronò decisamente i magistrati a fare il proprio lavoro e a non guardare in faccia nessuno nello svolgimento delle indagini. I magistrati lo presero in parola, tant’è che arrivarono fino a lui. A quel punto il ministro imbestialito disse, “voi non sapete chi sono io? Non potete farmi questo, sono un ministro della repubblica!”.

Ecco, sembra proprio la storia di Matteo Renzi. Quello che è certo, è che il nostro paese ha bisogno di una riforma a 360 gradi, non tanto della giustizia quanto della magistratura. Confido in questo governo.