C’è una canzone che dice “…tre minuti, solo tre minuti per parlarti di me…”.

Il presidente Donald Trump ha fermato i raid aerei contro l’Iran solo dieci minuti prima.

La storia è questa.

Un drone americano, il 21 giugno scorso, viene abbattuto dalla contraerea iraniana sullo stretto di Hormuz perché, a dire della Guardia della Rivoluzione Islamica, avrebbe violato lo spazio aereo iraniano. Il video reso pubblico mostra il lancio di un missile, seguito da una forte esplosione in cielo e dall’urlo di soddisfazione “Allah Akbar“, da parte dei Pasdaran.

Il capo dell’aviazione iraniana della Guardia della Rivoluzione dice: “è stato abbattuto dopo tre avvertimenti“.

Il presidente Trump aveva avvertito l’Iran di un attacco imminente contro obiettivi militari. Poi cosa è successo? Lo spiega lo stesso Trump su Twitter.

“Eravamo armati e caricati per rispondere su tre diversi siti. Quando ho chiesto: quanti moriranno? La risposta di un generale è stata: 150 persone, Signore. Dieci minuti prima dell’attacco, l’ho fermato”.

Il presidente aggiunge: “un bilancio di questa ampiezza sarebbe stato non proporzionato all’abbattimento di un drone senza pilota“.

In compenso il presidente ha dato ordine di lanciare una cyber-offensiva contro un gruppo di intelligence iraniano. Nel mirino USA, in particolare, i sistemi di controllo dei lanciamissili iraniani.

La situazione rimane comunque molto calda e tesa.

Non tutti, nell’amministrazione Trump, hanno preso bene la rinuncia all’attacco all’Iran. Jhon R.Bolton, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha dichiarato senza mezzi termini: “l’Iran vuole l’arma nucleare. Per fermare il programma atomico dell’Iran, bisogna bombardarlo“.

Sullo stesso registro il primo ministro israeliano, Netanyahu. Anche lui come Bolton vorrebbe “scelte muscolari“.

L’agenzia statale nordcoreana ha dichiarato che Kim Jong-un ha ricevuto una lettera scritta dal presidente Trump e l’ha trovata “eccellente“. Kim “sta valutando seriamente l’interessante contenuto“.

Laura Bicker, nota corrispondente in Corea del Sud della BBC, afferma che questa lettera è lo sviluppo più importante nelle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti.

Certo, è ancora presto per fare un bilancio della presidenza Trump, appena a poco più di metà mandato, senza sapere se sarà rieletto. Comunque, quello che sulla carta sarebbe dovuto essere il presidente che avrebbe diviso il popolo americano, il razzista, il guerrafondaio, l’impresentabile, fino ad ora non ha fatto nessuna guerra.

Al contrario di tutti i suoi predecessori. Obama, Nobel per la pace, compreso.

Non solo. È riuscito a cucire (vedremo poi l’esito) un rapporto con Kim Jong-un, inimmaginabile per qualunque altro presidente. Anche per quanto riguarda l’Iran si è comportato con molta ragionevolezza e diplomazia.

Prudenza, non vuol dire debolezza.

In più l’economia americana non è mai stata così forte e la disoccupazione così bassa. A volte ciò che sembra brutto e cattivo sulle prime, con il tempo si rivela, se non proprio buono e bravo, almeno utile ed efficiente. Come nel caso di Donald Trump.