Il Turkmenistan è una nazione che si trova nell’Asia Centrale.

È la seconda potenza economica dell’Asia Centrale,  grazie ai suoi giacimenti di gas naturale. Era una delle repubbliche dell’Unione Sovietica ed ottenne l’indipendenza nel 1991, a seguito del crollo dell’U.R.S.S.

Nel deserto del Turkmenistan, vi è la spettacolare voragine di fuoco che brucia dal 1971. Ma non è un fenomeno naturale. Parliamo di un cratere largo circa 70 metri e profondo più di 50, che brucia ininterrottamente nel deserto del Karakum.

Si trova a 260 chilometri dalla capitale Ashgabat e non lontano dal villaggio di Derweze che, casualmente, in lingua turkmena, vuol dire “porta“.

Come già detto, non è un fenomeno naturale. Questa spettacolare voragine è merito dell’uomo.

La storia è questa.

Un gruppo di geologi sovietici, nel 1971, si mise a trivellare il suolo alla ricerca del petrolio. Nel trivellare arrivò ad una gigantesca caverna creata dall’erosione dell’acqua, dentro la quale vi era una sacca di gas naturale.

Il tetto della caverna crollò e si formò un cratere largo circa 70 metri e profondo 50.

Da allora cominciarono a fuoriuscire grandi quantità di gas, che determinarono la morte degli abitanti dei villaggi più vicini. A quel punto, per evitare che gas velenosi come il metano fuoriuscissero, i sovietici decisero di incendiare il cratere, sicuri che in pochi giorni il gas combustibile nella caverna si sarebbe esaurito.

Invece da allora, sono passati ben 48 anni e quella voragine, ribattezzata “porta dell’inferno”, continua a bruciare.

Al punto che gli abitanti del posto, cominciano a pensare che si tratti di un fenomeno soprannaturale. Non è possibile stimare quanto gas sia andato sprecato né per quanto ancora brucerà. Nel tempo è divenuto la principale attrazione turistica del Turkmenistan.

Lo spettacolo è meraviglioso, soprattuto se visto di notte. L’unico fastidio, nel guardarlo da vicino, è il forte odore sulfureo.

Da lontano, anche a chilometri di distanza, sembra proprio la “porta dell’inferno”.