A chi spetta il reddito di cittadinanza? Ai cittadini italiani o europei o ai lunghi soggiornanti e residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa.

Bisogna avere un ISEE (indicatore di situazione economica equivalente) aggiornato inferiore a 9.360 euro annui. Possedere un patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, non superiore a 30.000 euro.

Questi i requisiti richiesti.

Fruibile per 18 mensilità e rinnovabile se sussistono i requisiti. Dovrebbe partire ad aprile (bisogna farne richiesta a marzo).

Il sussidio erogato, tramite tessera elettronica, integra il reddito familiare e consente di coprire spese primarie. Per chi è abilitato al lavoro, l’erogazione del sussidio è legata ad un impegno attivo ad accettare offerte congrue proposte dai centri per l’impiego. Il sussidio mensile è di 780 euro a persona.

Nei 22 paesi dell’Unione Europea, le cose funzionano diversamente. In dieci paesi è obbligatorio accettare qualsiasi offerta di lavoro, pena la perdita del beneficio. In undici paesi qualsiasi offerta appropriata. Ed in Francia si può rifiutare soltanto un’offerta.

Il sussidio percepito poi è molto più basso: 530 euro in Francia, circa 400 in Germania e meno di 400 euro nel Regno Unito.

Da noi, a partire dalla terza offerta e dopo un anno di fruizione del reddito, invece, bisogna essere disponibili ad accettare un lavoro in qualsiasi zona dell’Italia. Saranno esentati solo i disoccupati con figli minori o disabili.

La promessa del reddito di cittadinanza è stato il cavallo di battaglia di Luigi Di Maio.

Cavallo di battaglia che gli ha permesso di vincere le elezioni politiche. Ora cominciamo a renderci conto che oltre ad essere economicamente disastroso per il paese, è anche irrealizzabile.

I disoccupati in Italia sono circa 2,8 milioni (dato Istat), il che vuol dire che, Di Maio e company, dovrebbero  trovare ben 9 milioni di posti lavoro, visto che si possono rifiutare i primi due.

Tutto questo in un paese dove il lavoro è diventato oramai una chimera.

Silvio Berlusconi parlò di trovare un milione di posti di lavoro. Fu deriso da tutti. Al confronto era un uomo pratico che prometteva cose fattibilissime. Ora  siamo arrivati al redde rationem. Vedremo come andrà a finire.

Immagino, e lo dico a malincuore, che finirà e finiremo tutti molto male. Negli articoli precedenti mi sono permesso di dire a Matteo Salvini di fare qualcosa. Ora vorrei dare a Luigi Di Maio invece il consiglio di non fare nulla, anzi, di dedicarsi a tempo pieno a fare altro.

Potrebbe organizzare degli ottimi tornei di Monopoli al Ministero del Lavoro o dello Sviluppo Economico. Con il tempo chissà che non impari a costruire case ed alberghi ed a creare lavoro in modo intelligente.