Nelle città d’inverno rischiamo di respirare sale!

Lo studio in questione parla di 371 laghi nordamericani presi in esame. Ha dimostrato che distribuendo il sale solo sull’1% di una zona limitrofa a un lago distante appena 500 metri, entro 50 anni si provoca un notevole incremento della salinità del lago stesso.

In Svizzera, paese più orientato al nostro clima, si usano circa 350 mila tonnellate di sale all’anno. Nella provincia di Bolzano le tonnellate sono 20 mila. Solo a Milano, l’anno scorso, ne sono state stoccate 9 mila tonnellate.

In Canada, paese evidentemente molto interessato alla questione, si calcola che ogni anno si spargano 7 milioni di tonnellate di sale nelle strade.

Negli Stati Uniti la concentrazione del sale nei laghi è aumentata, in mezzo secolo, dal 130 al 240%. Si sparge sale nelle strade già dagli anni ’50. Si può pertanto comprendere che i danni siano già effettivi e irreversibili.

Attualmente la salinizzazione del suolo colpisce quasi un miliardo di ettari nel mondo, circa il 7% delle terre emerse, provocando a lungo andare la desertificazione.

In Italia l’associazione Aspo (Association for the Study of Peak Oil) si è occupata della questione segnalando, con dovizia di approfondimenti, che il sale a contatto con le radici delle piante ne blocca la crescita.

A Milano è responsabilità diretta dei condomini e dei negozianti approvvigionarsi e spargere il sale di fronte agli ingressi privati, dopo aver provveduto a liberarli dalla neve.

Per fortuna a Roma nevica poco e niente. Altrimenti sarebbero stati dolori.

Pochissimo spazio è lasciato agli  avvertimenti di scienziati e associazioni ambientali che da anni mettono in guardia dall’utilizzo del sale. È evidente, infatti, che i danni provocati all’ambiente sono molti di più degli effimeri benefici.

In piccole quantità il cloruro di sodio non provoca danni, ma

in grandi quantità può risultare tossico per il plancton, i pesci, le piante, gli animali e l’uomo.

Evidentemente la tossicità inglobata si trasferisce all’acqua, agli altri pesci e all’essere umano. Che il pesce lo mangia.

Ovvero, non è necessario che il sale finisca direttamente in un lago o in un corso d’acqua per provocare danni. È sufficiente che sia presente nelle zone limitrofe per infettare l’ecosistema attraverso l’infiltrazione nel terreno.

Non solo, il sale diventa un pericolo diretto per l’essere umano nel momento in cui, frantumato dal passaggio delle auto, si nebulizza nell’aria e viene respirato.

Ma anche i veicoli soffrono degli effetti nocivi del sale. L’elemento, infatti, determina delle sostanze corrosive che aggrediscono il ferro di veicoli e infrastrutture. Basti pensare ai danni provocati al cemento armato o alle strutture in metallo nelle città di mare.

L’alternativa è il succo di barbabietola che, tuttavia, avrebbe un effetto “fertilizzante” delle acque e fornirebbe le sostanze ideali per la proliferazione delle alghe.

Inoltre, il succo di barbabietola ha il difetto di puzzare. Difetto non da poco.

Alternative ulteriori il formaggio in salamoia, il succo dei sottaceti e il succo delle patate, che comunque hanno i loro limiti e non sono realmente efficaci.

Un altro filone di ricerca studia la possibilità di realizzare strade che si liberano autonomamente da ghiaccio e neve, semplicemente sciogliendola in fretta. Addirittura attraverso l’uso di piccoli pannelli solari inseriti nell’asfalto.

Ma se stessimo solo più attenti, esattamente come siamo attenti a non prendere le insolazioni d’estate?