Franco Gabrielli, attuale Capo della Polizia, già direttore del SISDE, prefetto de L’ Aquila, capo del dipartimento della protezione civile e prefetto di Roma, non può parlare così come fosse al mercato.

Sì, perché Gabrielli il 24 febbraio scorso, ospite del IV seminario formativo per dirigenti sindacali, organizzato dal Coisp all’hotel Massimo d’Azeglio di Roma, ha attaccato Matteo Salvini.

Mentre parla della chiusura dei presidi della polizia stradale, voluta dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini, afferma: “in un paese normale ci avrebbero già preso a calci nel sedere“.

Poi continua citando espressamente Salvini e l’ex sottosegretario Molteni, con toni piuttosto coloriti. Irrefrenabile, Gabrielli afferma: “la Lega al governo non ha chiuso gli uffici? Beh grazie, Graziella e…“, non finendo la famosa frase.

Non contento aggiunge: “ah sì? Tua sorella. O tuo cugino“, riferendosi alla richiesta di inviare più personale.

E poi il gran finale, sulla soppressione delle specialità: “io avevo detto al ministro: non puoi dire le squadre nautiche non si toccano e poi cambi la norma. Perché in quel momento ti comporti in un certo modo utilizzando lo sfintere di un altro“.

Che stile. Che classe. E soprattutto che senso istituzionale.

Un capo della polizia a mio avviso certi commenti non dovrebbe dirli nemmeno al suo confessore. Invece, Gabrielli li esprime ad un convegno. Poco vale, che dopo si sia scusato affermando di essere amareggiato.

Matteo Salvini, appresa la notizia dichiara: “sono stupito e rammaricato per le parole e i commenti sgradevoli e ben poco istituzionali del capo della Polizia nei miei confronti. Non solo perché abbiamo collaborato intensamente per 14 mesi di governo. Ma anche perché la Lega, pur all’opposizione, continua a lavorare nell’interesse di donne e uomini della Polizia di Stato. Se arriveranno le scuse saranno comunque ben accette e chiuderanno questa polemica, in un momento peraltro così grave”.

A questo punto c’è solo da chiedersi se siamo alle comiche finali o alla frutta.