Ha ragione il professor avvocato Franco Coppi: “la riforma Bonafede? Servirebbe competenza. Nella vita non ci si improvvisa“.

Ieri, nel Consiglio dei Ministri fiume iniziato alle 16 e 30 e, fra pause e riflessioni, durato fino a dopo la mezzanotte, M5s e Lega non hanno trovato l’accordo sulla riforma della giustizia.

I principali punti di divergenza tra Lega e Cinquestelle sono la prescrizione e la separazione delle carriere.

La ministra, nonché avvocato, Giulia Bongiorno ha chiesto ieri al Guardasigilli Bonafede di rivedere del tutto il testo della riforma penale.

Di rimando Bonafede non crede alla buonafede della Bongiorno e pensa che sotto ci sia la volontà della Lega di bloccare l’approvazione della prescrizione che dovrebbe entrate in vigore nel 2020 (a patto che sia votata la riforma penale).

Le volontà al momento sembrano così divergenti che c’è il serio rischio che passi solo la riforma che riguarda il processo civile e l’elezione del CSM. Che Luca Poniz, presidente dell’ANM, ancora stamattina ha dichiarato essere incostituzionale.

Quello che è certo è che una riforma “vera” della giustizia penale, va fatta. Su questo ha ragione Matteo Salvini quando dice “no a riforme di facciata“.

La giustizia, soprattutto quella penale, è una “metastasi” che affligge il nostro paese oramai da più di vent’anni.

Non è possibile che in Italia i processi durino una vita, bloccando e rovinando, a volte per sempre, la vita stessa dell’imputato. Che poi (Mannino docet) viene magari assolto dopo più di vent’anni.

È assurdo che nelle carceri italiane vi siano quasi 20 mila detenuti non condannati in via definitiva. Quasi la metà attende ancora che inizi il primo processo. E di questi 20 mila, molti (troppi) alla fine risulteranno innocenti.

Il garante dei detenuti dice che, ogni anno, più di 7 mila persone sono arrestate e poi giudicate innocenti. E lo Stato, spesso e dopo molti anni, le risarcisce con pochi spiccioli.

La Corte di Strasburgo, più di una volta, ha condannato l’Italia per il sovraffollamento delle carceri e per il trattamento disumano che ne consegue.

La giustizia italiana, nelle classifiche stilate dall’ONU, viene considerata peggiore di quella di molti paesi africani e asiatici, che non sono proprio democratici.

E pensare che siamo la patria del diritto romano.

La “casta” dei magistrati, in questi ultimi 25 anni, ha preso sempre più potere e ha invaso spazi che erano inimmaginabili nella prima repubblica.

Spesso la giustizia (anche se ci vuole coraggio a chiamarla ancora così) si è dimostrata ad orologeria, soprattutto nei confronti di alcuni soggetti politici.

I politici, a mio giudizio (Berlusconi ne è l’esempio più lampante) dovrebbero essere cacciati via dal Parlamento dal popolo. Non da qualche condanna, spesso anche discutibile.

Il nostro non può e non deve essere più un paese “commissariato dalla magistratura“. Anche perché, come abbiamo ultimamente capito, con lo scandalo delle nomine del CSM, e con tutto l'”affairePalamara, la “casta” magistrati non mi pare proprio essere esente da bramosie di potere e di denaro.

A questo punto, sono convinto che serva, e non sia più rinviabile, una riforma penale seria ed a 360 gradi.

Spero che Salvini vada dritto per la sua strada. Sarebbe più auspicabile anche una rottura definitiva, tra M5s e Lega, sulla riforma della giustizia penale, piuttosto che un accordo a ribasso per “tirare a campare“.