Dovrebbe collegare l’Asia all’Europa e all’Africa. Ma soprattutto dovrebbe mettere la Cina al centro di nuovi equilibri economico-politici mondiali.

La Nuova Via della Seta sarà una rete di collegamenti infrastrutturali marittimi e terrestri. Una rete continentale dalla parte occidentale della Cina, fino Europa del Nord, attraverso l’Asia Centrale ed il Medio Oriente. Una rete marittima, dalle coste del Dragone al Mediterraneo, passando per l’Oceano Indiano ed il Mar Rosso.

L’Italia, la prima nazione del G7 a firmare il famoso memorandum con la Cina. Un bene o un male? L’America di Donald Trump è molto perplessa, per usare un eufemismo. Garrett Marquis, portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale della casa Bianca, ha detto ”questo accordo servirà esclusivamente gli interessi della Cina e non porterà benefici agli italiani. Nel lungo periodo potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale del Paese”.

Certo, bisogna ricordare che l’amministrazione Trump è da sempre in forte contrasto con la Cina. In qualche modo l’America, a torto o a ragione, dalla fine della seconda guerra mondiale, ci reputa una sua colonia. Basti pensare alle basi Nato che abbiamo in Italia e ad un certo tipo di sudditanza che abbiamo sempre avuto nei confronti degli americani.

L’ America ci ha liberato dal nazi-fascismo e poi ci ha aiutato, soprattutto economicamente. Certo poi ci ha sempre fatto pagare il conto, a volte anche molto salato. L’Italia, dal dopoguerra fino ai primi anni ’90, governata quasi esclusivamente dalla Dc, è sempre stata filo Atlantica, come il nostro partito comunista è sempre stato filo-sovietico.

In soldoni vuol dire che la Dc prendeva i soldi, “i dollari”, dalle varie amministrazioni americane ed il Pc da Mosca. Dagli anni ’90 in poi, la Dc è sparita, ma chi ha preso il suo posto è rimasto filo atlantico, con un’unica eccezione: Silvio Berlusconi. Oltre ad avere avuto sempre ottimi rapporti con gli Usa, Berlusconi ha tessuto un rapporto anche personale con il presidente Russo Vladimr Putin.

Anche Bruxelles, e quindi l’Unione Europea, ha qualche perplessità sul memorandum italiano con la Cina. Ora il problema, secondo me, è:

firmare il memorandum con la Cina equivale a cambiare colonizzatore?

Se significasse ciò allora credo che “chi lascia la via vecchia per la via della seta nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova”.

Almeno gli Stati Uniti, sono come un vecchio zio che in qualche modo ci vuole anche bene e noi sappiamo più o meno come prenderlo e come dialogarci. Con la Cina, temo che non sarà così facile.

Basti vedere come si sta comportando in Kenya. La Cina ha dato moltissimi soldi al paese africano ma in cambio ha preteso molto, anche in termini di danno ambientale, costruendo ad esempio un’enorme ferrovia nel bel mezzo del parco nazionale. Non vorrei che un giorno la Cina ci obbligasse a buttare giù il Colosseo per costruire un grattacielo modello Shanghai.

La cosa che mi ha colpito molto di questi giorni di Xi Jinping a Roma, è che più che la visita di stato di un presidente (certo importantissimo) è sembrata la visita di un imperatore in una sua colonia occidentale.

È vero, storicamente l’Italia e gli italiani sono abituati ad essere dominati. Ci hanno dominato gli Austriaci, gli Spagnoli, i Normanni. Roma per secoli è stata sotto l’egida del Papato.

Nel 2019 vorrei tanto che questo nostro paese così bello, facesse “” accordi economici vantaggiosi, con chiunque, ma che la smettesse di essere sempre “una meretrice” con il primo che passa.