L’abitazione del magistrato Luca Palamara, ed i suoi uffici, sono stati perquisiti dalla Guardia di Finanza.

Il consigliere togato di Palazzo dei Marescialli Luigi Spina è indagato, assieme al pubblico ministero Stefano Fava (autore di un esposto a Perugia contro  Pignatone e Ielo), per rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento in favore del collega Luca Palamara.

Sono iscritti nel registro degli indagati anche l’imprenditore Fabrizio Centofanti e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Per tutti l’accusa è di corruzione.

Secondo la Procura di Perugia avrebbero, in più occasioni, elargito favori e benefici al dottor Luca Palamara. Le utilità corrisposte al magistrato sarebbero consistite in viaggi e vacanze, in Italia ed all’estero, in alberghi di lusso.

Ed in regali sia direttamente al Palamara, che a beneficio di familiari e conoscenti. Come un anello del valore di 2.000 euro per una cara amica del Palamara di nome Adele Attisani.

Il tutto veniva fatto, secondo la Procura di Perugia, per danneggiare, con l’aiuto del Palamara, il sostituto procuratore di Siracusa, Marco Bisogni. Il Bisogni, infatti, aveva indagato l’Amara.

Palamara faceva parte della sezione disciplinare del CSM che, con ordinanza n. 94/2017, aveva rigettato la richiesta di archiviazione proposta dalla Procura generale della Corte di Cassazione. Con richiesta di incolpazione coatta a carico di Bisogni.

Il Bisogni veniva assolto dalla commissione disciplinare, mancante Palamara, il 29 gennaio del 2018.

Questi i fatti al momento.

Ma cosa sta succedendo realmente all’interno della magistratura? È cominciata una guerra fra bande? Sì, spiace dirlo ma è così.

Le modalità di azione sono molto più vicine a quelle delle bande, che ad un corretto comportamento da tenersi da alti magistrati.

Sarà un caso ma nemmeno ha fatto in tempo ad uscire la notizia del procedimento aperto al CSM contro Pignatone e Ielo, che il giorno dopo, l’autore dell’esposto il dottor Fava, è a sua volta indagato dalla Procura di Perugia. Per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento.

Temo sia l’inizio di una guerra a colpi di “dossiers” e ricatti.

Sempre notizia di oggi, anche se penalmente irrilevante, riguarda Pignatone.

Nel dicembre 2014 l’allora procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, sembra essere andato a cena, un paio di volte, con Palamara e rispettive signore. Una volta insieme all’ex ministro della difesa Pinotti. Un’altra con il presidente della corte dei conti Raffaele Squitieri. Tutti ospiti di Fabrizio Centofanti.

Ma perché è scoppiato tutto solo ora?

Perché a metà giugno il plenum del CSM avrebbe dovuto deliberare la nomina a Procuratore capo di Roma di Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze.

Questa nomina ha spaccato il CSM. Parte della magistratura anche. Per molti il candidato più adatto a succedere a Pignatone, per continuità oltre che per curriculum, sarebbe dovuto essere Franco Lo Voi, attuale procuratore capo di Palermo.

A questo punto, con il caso Palamara in pieno svolgimento, era stato lo stesso Palamara, leader di Unicost, insieme a Cosimo Ferri, leader di Magistratura Indipendente, a siglare l’accordo su Viola procuratore e sullo stesso Palamara, a procuratore aggiunto di Roma.

Tutto sembra, se non sfumare, complicarsi di molto.

Dall’altra parte Pignatone, sì “ferito” ma certamente ancora vivo, cerca di far riacquistare terreno al suo candidato Franco Lo Voi. Sono convinto che ne vedremo ancora delle belle.

E che cadranno ancora molte teste.