Qui da noi può succedere di tutto ma le rivoluzioni si fanno solo per scherzo.

Come diceva Mario Missiroli “una roba seria non si può fare perché ci conosciamo tutti”. 

In Francia invece le rivoluzioni si fanno sul serio.

Anzi la rivoluzione l’hanno proprio inventata loro. E quella del 1789 ha fatto storia…e la storia.

In Francia si chiamano gilets jaunes, gilet gialli. È un movimento di protesta che sta assediando Parigi con scontri violenti agli Champ-Élysées e blocchi stradali in tutto il paese.

Il loro nome deriva dal giubbotto che gli automobilisti devono indossare nelle situazioni di emergenza. La protesta è esplosa contro il rincaro del prezzo del carburante deciso dal governo francese. Il piano ecologico di Macron prevede infatti una spinta verso l’acquisto di vetture elettriche.

Le fasce basse della popolazione però, a causa del prezzo ancora troppo elevato di questo tipo di vettura, non possono accedervi. Il presidente Macron ha dichiarato di capire le motivazioni dei gilet gialli, ma ha detto anche che non accetterà mai la violenza e che è assolutamente intenzionato a portare avanti il suo piano energetico.

Nei  sondaggi di questi ultimi giorni Macron è scivolato ai minimi storici.

Vedere le piazze principali di Parigi prese letteralmente d’assedio da manifestanti che incendiano macchine e si scontrano con la polizia, portano alla memoria il famoso maggio francese del 1968.

La protesta nacque per un motivo diverso. Ma anche allora la causa nasceva da una lesione dei diritti delle classi più deboli. L’approvazione del cosiddetto piano Fouchet prevedeva una riforma scolastica molto selettiva per quanto riguardava l’accesso all’università. Solo i migliori studenti potevano accedervi dopo aver affrontato un esame di ammissione al termine degli studi delle scuole secondarie.

In questo modo l’Università avrebbe corrisposto meglio le esigenze di alta qualificazione e specializzazione tecnica previste per i quadri dirigenziali.

La protesta, grazie alla mano ferma del presidente Charles De Gaulle e del suo primo ministro Georges Pompidou, a fine giugno si era già sopita. Ma grazie anche ad “una maggioranza silenziosa” di cittadini, tra i 600 mila ed il milione, che spontaneamente si radunò agli Champ-Élysées per manifestare contro gli estremisti per riportare stabilità nel paese.

La protesta si spostò in vari paesi d’Europa. Dalla Germania dell’Ovest a Praga, con la cosiddetta “primavera di Praga”. Fino alla Repubblica Popolare Cinese, passando anche per l’Italia.

Non so quanto durerà ancora la protesta dei gilet gialli. Mi auguro poco.

Soprattutto mi auguro che riesca a portare qualche risultato concreto. Non so neppure se avrà emuli in altre nazioni europee.

Ma quello che spero è che non diventi una scusa come fu, nella stragrande maggioranza dei casi, il ’68. Ragazzi che invece di studiare preferivano andare in giro ad incendiare le macchine e a rompere le vetrine.

Il problema è che spesso ci si innamora di rivoluzioni impossibili rispetto a riforme possibili.