Allarmante, preoccupante, agghiacciante, inquietante. Ecco cos’è quella lettera.

Tutto questo e qualcosa di più.

Una lettera di una gravità inaudita, di una pesantezza inenarrabile.

Parliamo ovviamente della lettera di minacce arrivata ad Enrico Mentana, pubblicata dal giornalista sul suo profilo Instagram. “Presto vi puniremo, sappiamo tutto di voi, punirvi è un dovere”, si legge. Alla fine della lettera, una svastica.

Una miccia che potrebbe innescare in alcuni il desiderio di emulazione. Anche nel caso in cui non avesse la volontà, o la pretesa, di diventare altro, se non ciò che è. Una lettera. Anche se volesse solo intimorire.

Oltre Mentana, si prendono di mira, in vario modo a seconda anche del genere, altri giornalisti: Massimo Giannini, Giovanni Floris, Corrado Formigli, Marco Damilano, Lilli Gruber, Francesca Fanuele. Tutti giornalisti di La7 (o TV7!)

Le parole hanno un peso. “Le parole sono importanti!”, urlerebbe Michele Apicella/Nanni Moretti. Ed in questo caso sono un macigno, pericolose. Hanno il potere di nascondere altro, anche se rimangono tali.

Anche quando non si concretizza, una minaccia rimane ugualmente pericolosa. È angosciante. È sintomatica di qualcosa di ben più profondo e radicato.

Ma è anche una lettera che forse non avrebbe dovuto coglierci di sorpresa. Perché in pieno stile con quanto sta accadendo da qualche mese a questa parte nel nostro Paese. La miccia, in fondo, è stata purtroppo già innescata. Siamo ormai tutti avvolti da una nube di odio, rancore, inumanità, paura. Un vortice senza fine che fa emergere gli istinti più animaleschi. Anche quelli che ricordano il periodo più nero della nostra storia passata. Che è comunque bene non dimenticare. (Siamo solo ciò che ricordiamo di essere stati – Guido io®)

Viviamo una continua provocazione, lasciando che l’istinto prevalga sulla ragione. Tutto è lecito. Tutto è possibile. Ci si sente autorizzati a dire ciò che si vuole senza più alcun pudore sociale. In nome del popolo, in nome del popolo sovrano, in nome del popolo sovrano che ha votato, si sta diffondendo un clima di violenza ed odio che, chi governa questo Paese, dovrebbe prevenire e non alimentare.

Sono arrivate (ipocrite?) parole di solidarietà per i giornalisti, a difesa della libertà di opinione, di parola e di stampa, da quasi tutte le correnti politiche. Comprese quelle del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che si dice “preoccupato” per l’accaduto. Mentre scriviamo, al coro di sostegno manca solo una voce, forse la più importante: quella di Matteo Salvini. Mai quella voce assente è stata tanto assordante.

Povera Italia. Povera Patria.