Raul Gardini nasce a Ravenna il 7 giugno 1933.

Possidenti terrieri, i Gardini avevano centinaia di ettari lungo il litorale romagnolo e in Veneto. Raul studia presso l’istituto agrario di Cesena, dove consegue il diploma di perito agrario.

Si iscrive, a Bologna, alla facoltà di agraria, dando pochissimi esami. Nel 1987 gli verrà conferita la laurea honoris causa in agraria all’Università di Bologna.

Nel 1957 sposa Idina Ferruzzi, figlia di Serafino Ferruzzi. Le famiglie si conoscevano da tempo e passavano le estati insieme a Marina di Ravenna. Idina, già da quando aveva 14 anni, era innamorata di Raul. Avranno tre figli: Ivan, Mary Hope ed Eleonora, quella che caratterialmente assomiglia più al padre.

Il 10 dicembre del 1979, Serafino Ferruzzi muore in un incidente aereo. I suoi quattro eredi, Idina, Arturo, Franca ed Alessandra, affidano a Gardini le deleghe operative per tutto il Gruppo.

I Ferruzzi avevano possedimenti pressoché illimitati in Argentina, in Brasile e non solo.

Gardini, una volta prese le redini dell’impero, dal 1981 comincia una “campagna acquisti” di notevole importanza. Acquista prima il controllo dell’Eridania, maggiore produttore di zucchero in Italia. Poi acquista l’equivalente francese Beghin Say, creando la società Eridania-Beghuin Say.

Mette come presidente Renato Picco, in sostituzione dello storico presidente di Eridania Giuseppe De Andrè, padre del famoso cantautore Fabrizio.

Poi è la volta dell’americana CPC e delle Central Soya e Leiseur Koipe, tutte specializzate nella lavorazione della soia.

Tra il 1985 e il 1987 acquista, in varie fasi, la maggioranza di Montedison. Ci riuscirà anche grazie al benestare di Enrico Cuccia, che vuole riconquistare il controllo della società petrolchimica.

Poi, si prenderà anche la Fondiaria.

Da questo momento in poi, il rapporto con Cuccia si rovinerà per sempre. Gardini, infatti, nominerà se stesso presidente della Fondiaria, rifiutando gli amministratori proposti da Cuccia.

Nel 1988 nasce, per volere di Gardini, Enimont, un colosso chimico, che univa le due società Montedison ed Eni (da qui il nome).

Era una joint-venture di proprietà paritaria delle due società (40% a testa), con il rimanente 20% nelle mani del mercato azionario. La società purtroppo ebbe vita breve. Già nel 1990 Raul Gardini, a seguito di divergenze e scontri con l’Eni, cerca di comprare il 20% delle azioni sul mercato tramite una cordata di finanzieri amici.

Questo porta alla rottura definitiva con l’Eni e, di conseguenza, con la politica di allora, che non voleva privarsi di una gallina dalle uova d’oro quale era l’Eni.

A Gardini non rimane che vendere il proprio 40% di proprietà della Montedison, al prezzo di 2.800 miliardi di lire. Tale vendita, privò il colosso privato di quasi tutto il settore chimico.

A seguito di questo accordo, nasce lo scandalo conosciuto come lo “scandalo Enimont”.

Gardini fu costretto a pagare tangenti ai partiti politici dell’epoca nel vano tentativo di risparmiare sulle tasse di vendita delle attività chimiche della Montedison.

Dopo questi accadimenti viene “licenziato e liquidato” dalla famiglia Ferruzzi, con soli 503 miliardi di lire.

Dovette lasciare però tutte le cariche ricoperte all’interno del gruppo.

Nel frattempo esplode Mani Pulite, che tocca anche la vicenda Enimont. Gardini ne viene coinvolto e la mattina del 23 luglio 1993, nel settecentesco palazzo Belgioioso, di sua proprietà a Milano, viene trovato morto.

Si “sarebbe suicidato” sparandosi un colpo alla tempia con la sua rivoltella. Si dice che fosse rimasto molto scosso dalla notizia del suicidio nel carcere di San Vittore, di Gabriele Cagliari, suo avversario nella vicenda Enimont.

Di Gardini, non si contano solo le imprese imprenditoriali ma anche quelle sportive.

Chi oramai non è più giovanissimo, come me, non può non ricordare le notti insonni, causa fuso orario, a guardare il Moro di Venezia ed il suo skipper Paul Cayard. Gardini, con il Moro e Cayard, vinse, primo ed unico in Italia, la Louis Vuitton Cup (persero in finale di Coppa America, con gli americani di America 3, nelle acque cristalline della baia di San Diego).

Gardini amava il mare, in particolare la vela. In mezzo al mare diceva di sentirsi libero come il vento. Nel corso della sua vita, ebbe vari soprannomi: il contadino, il corsaro, il pirata.

Fra questi forse quello che gli si addiceva di più era il “pirata“.

Sì, ha affrontato la sua vita come un pirata, forse rispettando poco il codice penale ma sempre quello etico.

Era un uomo di carattere forte ed irruento, memorabili i suoi scontri con il suocero Serafino Ferruzzi, a seguito dei quali lui spariva per settimane, mantenendosi solo con il gioco del poker.

Arrogante, a tal punto da affermare ai microfoni di Bruno Vespa, “la chimica sono io“.

Spregiudicato, nel pensare che in un paese corrotto come il nostro, bastasse pagare per risolvere tutti i problemi.

Incosciente, quando all’apice del potere, alla fine degli anni ’80, decise di comprare Ca’ Dario, a Venezia, Palazzo sul quale esisteva la “maledizione“. Tutti i suoi possessori, erano morti di morte violenta.

Nemmeno Gardini è stato risparmiato.

A questo proposito, il grande banchiere Cuccia, quando venne a conoscenza che Gardini voleva comprare Ca’ Dario, con il suo solito cinismo, ebbe a dire: “Gardini è finito“.

Dalla morte di Gardini, Ca’ Dario è rimasta invenduto, nonostante sia un palazzo di una bellezza unica.

Credo che nemmeno il miglior sceneggiatore di Hollywood possa inventare una vita più affascinante ed unica di quella che ha realmente vissuto Raul Gardini.

Nel mito greco, l’eroe è vittima del suo destino e Gardini certamente eroe lo è stato. In qualche modo il finale era già scritto.