È morto nella sua casa di San Virgilio, a Bergamo, l’imprenditore Giampiero Pesenti. Aveva 88 anni. Era rimasto l’ultimo rappresentante di quello che una volta veniva chiamato “capitalismo familiare“. Quel capitalismo rappresentato dalle grandi famiglie imprenditoriali italiane che, negli anni ’50, si erano raccolte intorno al “vate” Enrico Cuccia ed alla sua Mediobanca.

Ne facevano parte gli Agnelli, i Lucchini, gli Orlando, i Pirelli, i Falck, oltre agli stessi Pesenti. Tutti insieme erano denominati “finanza laica“, che si contrapponeva a quella “cattolica”, come il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi o lo IOR (la banca del Vaticano).

Grazie a questa alleanza, Pesenti ottiene partecipazioni e ricopre ruoli in quasi tutte le principali società italiane. Come Mediobanca, Pirelli, Ras, Fiat, Montedison. Alla fine del 1800 i fratelli Pesenti erano proprietari di una piccola cartiera ad Alzano (Bergamo). Uno dei sei fratelli, Cesare, laureatosi in ingegneria meccanica in Germania, scopre le marne adatte alla fabbricazione del cemento, riconvertendo così l’azienda di famiglia alla produzione di tale materiale.

Nel 1906 l’azienda Fratelli Pesenti si fonde con la Società Calce e Cemento di Bergamo, dando vita ad Italcementi. In pochi anni diverrà leader del settore sotto la guida di Carlo e poi di Giampiero. Giampiero Pesenti nasce a Milano il 5 maggio 1931 e si laurea in ingegneria meccanica al Politecnico della sua città.

Nel 1958 è direttore generale di Italcementi e poi presidente fino al 2015, quando, aggiungo io, purtroppo viene ceduta alla tedesca Heidelberg. Vedovo dal 2015, lascia il figlio Carlo e le figlie Giulia e Laura. Giampiero era rimasto l’ultimo “dinosauro”, di una specie oramai estinta da tempo.

Quella del “salotto buono” di via Filodrammatici, cuore della vecchia Milano e centro di potere finanziario “casalingo”, dove sorge la sede di Mediobanca. Una specie estinta che amava parlare poco, anzi quasi per niente. Che odiava riflettori e pubblicità, lavorava sodo, in modo calvinista, convinta che il profitto fosse segno della grazia divina. Giampiero, come tutti gli altri “capitani d’industria”, era ricchissimo ma di quella ricchezza sobria, dove il vero lusso contava molto di più dell’esibizione fine a se stessa del denaro.

Amava ed aveva una bellissima villa a Portofino, come Pirelli, Falck ed Agnelli. D’inverno sciava tra Cortina e Saint Moritz, in compagnia delle stesse persone. Il tutto era sempre fatto lontano da occhi indiscreti, non per nascondere qualcosa ma per non voler esibire nulla.

Come è distante tutto questo da oggi. Dove il piacere maggiore è esibire tutto, soprattutto quello che non si ha.

Una volta Giampiero ebbe a dire: “non scambiate la cortesia per debolezza“. Però delle debolezze, purtroppo, il salotto buono ne aveva. Forse la più grande era quella di essere autoreferenziale. Tutto ruotava intorno a Enrico Cuccia ed alla sua Mediobanca. Tutto rimaneva troppo provinciale, quando il mondo della finanza e delle imprese prendeva invece la via della globalizzazione.

Non so se non lo abbiano capito, o se non abbiano voluto comprendere di proposito. Forse sapevano che in quel “nuovo mondo” non si sarebbero più trovati a loro agio e con molta dignità hanno preferito sparire lentamente e in silenzio. Come avevano sempre vissuto.