In questi giorni si parla molto, nuovamente, del caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. A proposito dell’apertura di due tombe nel cimitero Teutonico, adiacente al Vaticano ma soggetto ad extraterritorialità (risultate poi completamente vuote).

Di Emanuela Orlandi abbiamo già scritto e torneremo a farlo ogni qual volta ci saranno novità.

Oggi vogliamo scrivere di Mirella Gregori. Ragazza scomparsa il 7 maggio 1983, sempre a Roma, 45 giorni prima di Emanuela Orlandi.

Cosa c’entra la scomparsa di Mirella con quella di Emanuela? Tutto o niente.

Però, brutto a dirsi, Mirella viene ricordata sempre e solo come appendice del caso Orlandi. È come se vivesse solo di luce riflessa della Orlandi.

Ma andiamo con ordine.

Mirella, bella ragazza di 15 anni, frequentava con profitto il secondo superiore di un istituto tecnico nella Capitale. Il 7 maggio del 1983 riceve, a casa, una citofonata da un sedicente amico di nome Sandro.

Alla richiesta del ragazzo di uscire, Mirella sembra aver esclamato: “se non mi dici chi sei, non scendo“. Fissano l’appuntamento per le 15. A quell’ora la ragazza esce e dice alla madre che si incontrerà con un vecchio amico delle medie, presso il monumento al bersagliere di Porta Pia.

Da allora si perdono per sempre le tracce di Mirella.

L’amico Alessandro, delle medie, rintracciato poi dagli inquirenti, dirà che quel pomeriggio era da tutt’altra parte.

L’amica più cara di Mirella, Sonia De Vito, con la quale Mirella si era vista quello stesso pomeriggio prima di sparire, dirà che avevano parlato del più e del meno e non saprà mai dare altre informazioni su chi Mirella dovesse incontrare.

Sonia De Vito mente? Probabilmente non lo sapremo mai. Certo è che, dopo la scomparsa della sua più cara amica, sia Sonia che i suoi genitori, spariranno per sempre dalla vita dei Gregori. Non si faranno più vedere né avranno più il piacere di andarli a trovare per consolarli per la scomparsa della ragazza.

Comprensibile separazione per il troppo dolore della perdita dell’amica? O paura e sensi di colpa per la fine che ha fatto Mirella?

Il 31 ottobre 1983 un documento del Sisde (ora AISI) riporta che un agente si trovava casualmente, per motivi di servizio, nel bar dei genitori di Sonia De Vito. Proprio sotto casa dei Gregori. E che qui sentiva parlare Sonia con un’amica, “senza alcun dubbio della nota vicenda della scomparsa di Mirella Gregori“.

Ad un certo punto, pronunciate dalla De Vito, sentiva esclamare queste frasi: “certo, lui ci conosceva, contrariamente a noi che non lo conoscevamo. Quindi poteva fare quello che voleva. Come ha preso Mirella poteva prendere anche me, visto che andavamo insieme.

Sempre l’agente del Sisde dichiarò: “la figlia del gestore, nel pronunciare le frasi di cui sopra, appariva preoccupata e palesemente toccata dall’argomento“.

A chi si riferiva Sonia quando parlava dell’uomo che avrebbe portato via per sempre Mirella? Al quarantenne di bell’aspetto e sempre elegante, assiduo frequentatore del bar Italia dei De Vito? La stessa madre di Mirella raccontò di averlo visto più volte in compagnia della figlia e di Sonia ai tavolini del locale.

La storia di questo mister x non finisce però qui.

Il 15 dicembre 1985, presso la parrocchia romana San Giuseppe, durante la visita del Papa, la madre di Mirella riconobbe in un uomo della scorta del Pontefice, proprio l’uomo che si intratteneva con sua figlia Mirella al bar. L’uomo in questione è Raul Bonarelli, all’epoca vice-comandante della Gendarmeria Vaticana.

E dove ritroviamo Raul Bonarelli? Nella sparizione di Emanuela Orlandi. Infatti, il gendarme vaticano, intercettato il giorno prima di essere sentito dai magistrati sul caso Orlandi, riceve una telefonata dal suo capo, Camillo Cibin, ispettore capo del corpo della Gendarmeria.

Egli gli “suggerisce” di dire che non sa nulla del caso Orlandi e di non dire che del caso se ne è occupata la segreteria di Stato Vaticana. In altre intercettazioni telefoniche, Bonarelli parla con la moglie, preoccupata, anche del caso Gregori e le risponde in modo sibillino: “quei praticoni del prete“. Ipotizzando, si desume, un adescamento da parte di personaggi vicini al parrocco di quartiere.

Per dovere di cronaca, Bonarelli sarà prosciolto completamente sia dal caso Orlandi che da quello Gregori. Addirittura la madre di Mirella Gregori, chiamata dal giudice Rando per il riconoscimento del Bonarelli, come colui che si sedeva al bar con la figlia, non lo riconoscerà. Va detto che tale confronto arriverà solo dieci anni dopo la scomparsa della figlia. E che la signora Vittoria Arzenton, madre di Mirella, era malata terminale. Sarebbe morta di lì a poco.

So che il Bonarelli ha lasciato la sua abitazione al quartiere Nomentano (vicino casa Gregori). Vive in Vaticano dove gli è stata anche data la cittadinanza.

Ricapitoliamo:

la scomparsa di Mirella Gregori viene praticamente ignorata dalla grande stampa fino a quando dei volantini deliranti di un fantomatico Fronte Turkesh, mettono in relazione la scomparsa della Gregori con quella della Orlandi.

Dai primi di luglio 1983, anche il Papa nei suoi appelli per la liberazione di Emanuela, aggiungeva il nome di Mirella.

Come dice qualcuno che di cose vaticane si intende: “un Papa non parla mai a caso“.

Poi la comparsa del dottor Bonarelli, sia nel caso Orlandi che in quello Gregori.

Altra cosa. Mirella fotografata accanto a Papa Wojtyla in una cerimonia con gli studenti.

Quella foto ha avuto un ruolo nella scomparsa della ragazza?

Due ragazze, Emanuela e Mirella, che apparentemente non avevano nulla in comune, facevano vite diverse con persone diverse in posti diversi.

Perché sono state legate indissolubilmente nella scomparsa? Mirella sembra che, senza Emanuela, non possa vivere di vita propria. Perché si dice che se si scoprisse il caso Orlandi si scoprirebbe anche quello Gregori? E non viceversa?

Forse la Gregori era un numero zero per la Orlandi? Forse veramente dietro due inconsapevoli ragazze vi è stata una regia crudele e cinica che le ha costrette, ignare, alla stessa sorte a distanza di poco tempo?

Oppure solo la casualità e la sfortuna ha fatto sì che personaggi comuni entrassero nelle loro vite ma senza condizionarne la fine?

Quello che mi auguro, sia che Emanuela e Mirella siano vittime della stessa “mano“, sia che abbiano avuto sorti diverse, è che nessuna delle due venga ricordata per l’altra. Ma che splendano entrambe di luce propria.