Uno dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra Islam e Cristianesimo, è l’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil.

Storico incontro, avvenuto a Damietta a pochi chilometri di distanza dal Cairo, è ancora oggi così importante ed attuale per le sue conseguenze nel dialogo interreligioso e per la pace mondiale che, a distanza di molti secoli, indica la rotta da cui partire nella ricerca di intesa ed armonia tra Oriente ed Occidente.

A Damietta, il Vangelo incontrò il Corano e il Corano il Vangelo. Francesco non ebbe paura di Maometto ed il Sultano non ebbe paura di Cristo. Per il dialogo tra Islam ed Occidente cristiano si riparte dal Poverello di Assisi.

A distanza di otto secoli un altro Francesco ha compiuto per la prima volta un viaggio apostolico nella penisola Arabica. Gli Emirati Arabi Uniti, va detto, è il paese più democratico tra quelli della penisola Arabica.

A Sua Santità sono stati riservati tutti gli onori che si tributano ad un grande Capo di Stato. Lo ha accolto all’arrivo il principe ereditario, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Ed il grande imam di Al Azhar, Ahmad Al-Tayyed, considerato la guida dell’islam sunnita in tutto il Medio Oriente.

Scortato da due file di guardie presidenziali a cavallo, che portavano la bandiera vaticana e quella emiratina, seguito da un lungo corteo di auto blindate, il Papa ha percorso i lunghi viali del centro di Abu Dhabi, a bordo della sua solita utilitaria.

Ha salutato il suo passaggio lo sparo a salve dei cannoni. I colori vaticani, bianco e giallo, hanno solcato il cielo insieme agli aerei dell’aeronautica.

Dal pomeriggio sono iniziati gli incontri ufficiali.

I più importanti della tre giorni del Papa sono stati il grande incontro interreligioso presso il Founder’s Memorial e la santa messa alla Zayed Sports City di Abu Dhabi (135 mila persone presenti, nelle prime file 4000 ospiti musulmani).

Poi il rientro in Italia.

Cosa è rimasto e soprattutto cosa rimarrà della visita del Pontefice negli Emirati Arabi Uniti?

A voler pensare male si potrebbe dire che la visita, cinicamente, sia servita ad entrambi. Gli Emirati sono spesso sotto accusa per quanto riguarda i diritti dei lavoratori stranieri, soprattutto filippini e quindi cattolici, e per l’assenza di libertà religiosa.

Da qui le parole del Papa: “senza libertà religiosa non si è fratelli ma schiavi”.

Invitando il Papa hanno dato dimostrazione e prova al mondo intero di apertura e di libertà, inimmaginabile fino a pochissimo tempo fa.

Per il Papa trattasi certamente di una vittoria senza discussione. Forse una delle poche, per ora, di questo Pontificato.

Unico Pontefice nella storia a visitare un paese Arabo, non c’era riuscito nemmeno il grande Santo Giovanni Paolo II.

Ormai da tanto tempo la Chiesa di Roma è spesso sotto accusa per vari motivi. Tra tutti lo scandalo perenne e globale della pedofilia. È per questo che nei suoi viaggi all’estero il Papa si è trovato in grave difficoltà. Ciò è avvenuto sia in Cile che in Irlanda a causa degli abusi perpetrati e taciuti dal clero.

Non dimentichiamo i casi del cardinale australiano George Pell e del cardinale americano Theodore McCarrick, al quale il papa ha tolto addirittura la porpora. Ciò non avveniva dal 1927.

Queste considerazioni, lo ripeto, a voler pensare male.

A voler pensare bene possiamo, invece, sperare, credere, immaginare che finalmente il famoso ecumenismo di cui si parla dai lontani concili di Lione nel 1274 e di Firenze nel 1439 (in cui furono formulate proposte di riunificazione tra le Chiese di Oriente e di Occidente) sia arrivato ad un punto di svolta.

Che il cambiamento possa veramente partire e, con la volontà di tutti,  portare ad una pace religiosa duratura. Che spesso determina anche una pace militare.

Solo la storia ci dirà se sarà stato un altro appuntamento mancato o no. Speriamo, a questo punto, di non dover aspettare altri otto secoli per fare qualche altro passo in avanti.

Comunque si dovrà ripartire sempre da Francesco.

In attesa, speriamo che la montagna non abbia partorito il solito topolino.