L’ Archivio Segreto Vaticano (archivum secretum vaticanum) cambia nome in Archivio Apostolico Vaticano.

A deciderlo è stato Papa Francesco in una Lettera Apostolica in forma di motu proprio, firmata il 22 ottobre.

L’Archivio, nato nel 1612 per volontà di Papa Paolo V, altro non era che l’archivio privato, separato, ricercato del Pontefice.

Secretum, in latino vuol dire appunto privato e non segreto.

Da allora tutti i Papi e gli studiosi hanno continuato a chiamarlo “segreto”. Con il tempo, si è dimenticato l’antico significato originario, per il più moderno e forse affascinante: “nascosto”, da non rivelare, per pochi eletti.

Con conseguente dietrologia da film, modello Codice da Vinci. La nuova denominazione, spiega il Papa, mostra “lo stretto legame della Sede romana con l’Archivio, strumento indispensabile del ministero petrino“.

L’Archivio, diretto dal prefetto barnabita Sergio Pagano, si snoda per 85 Km tra corridoi e stanze, in un locale su due piani, ricavato nel sottosuolo del Cortile della Pigna dei Musei Vaticani.

I documenti, ivi conservati, coprono un arco storico-temporale di circa dodici secoli (secoli VIII-XX).

Viene unanimemente considerato, da quando Papa Leone XIII lo ha aperto agli studiosi, il più importante centro di ricerca storico al mondo.

Quindi, nella sostanza, non cambia nulla. Cambia, probabilmente, nell’immaginario collettivo, che non lo percepirà più come un luogo oscuro e celato ma come lo studio privato di sua Santità.

Anche questo cambiamento vuol dire “trasparenza“, tanto cara a Papa Francesco.

Io amavo di più il termine “secretum”, non per una questione di segretezza vera o presunta, ma perché  evoca il concetto di “mistero“, sul quale la Chiesa si basa.