Nella sua tenuta di Santo Domingo, è morto dopo una lunga malattia Luciano Gaucci.

Aveva 81 anni.

Gaucci, classe 1938, romano di nascita, è stato un imprenditore, dirigente sportivo e proprietario di una scuderia di cavalli.

Come imprenditore, ha fondato una ditta di pulizie a Roma, La Milanese. Nella sua scuderia ippica crebbe Tony Bin, un cavallo acquistato per soli 12 milioni di lire, che ha vinto premi per tre miliardi di lire e venduto poi alla cifra pazzesca di 7 miliardi di lire.

Ma la vera passione di Luciano, anzi di Lucianone, come lo chiamavano tutti per via del suo aspetto fisico certo non da silfide, è sempre stato il calcio.

Cresciuto alla scuola del grande presidente della Roma Dino Viola, è diventato prima vice dello stesso Viola, poi presidente del Perugia calcio per 13 anni.

Prese il Perugia dalla serie C1 e riuscì a portarlo fino alla serie A.

Nella stagione 2002/2003, raggiunse anche la semifinale di Coppa italia e nella stagione successiva, 2003/2004, ottenne la partecipazione alla Coppa Uefa.

È stato anche proprietario della Viterbese e, in qualità di presidente, affidò la panchina, prima e unica volta nella storia del calcio italiano, ad una donna Carolina Morace.

È stato poi proprietario del Catania calcio e della Sambenedettese.

Fu Gaucci a far debuttare in serie A come allenatore, Serse Cosmi. Con il Perugia, lanciò giocatori del calibro di Marco Materazzi, Hideotoshi Nakata e tesserò anche uno dei figli del leader libico Gheddafi, Saadi Gheddafi, che non brillò troppo nel campo come giocatore, ma fece lo stesso molto parlare di sé.

Lucianone, insieme con i figli Riccardo ed Alessandro, è stato inquisito nei primi anni 2000,  per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta.

Nel 2005, si è rifugiato latitante nella Repubblica Dominicana. Ha patteggiato la pena di tre anni per bancarotta fraudolenta e reati fiscali. Nel 2009 è rientrato in Italia, dopo 4 anni di latitanza.

Personaggio da sempre eccentrico, ha fatto parlare molto di sé anche fuori dal campo di calcio.

Famosa la sua storia d’amore con una compagna di liceo del figlio, Elisabetta Tulliani (in seguito moglie di Gianfranco Fini). Storia documentata da un video, di gusto discutibile, che ancora oggi si può vedere su YouTube.

Per non parlare delle divertentissime interviste che Enrico Lucci (al tempo ancora Iena) andò a fargli a Santo Domingo. In quelle interviste, tra il serio e il faceto, Gaucci parlava della sua vita, racontando di essere stato amico di Giulio Andreotti e di aver pranzato con la regina d’Inghilterra Elisabetta II.

Incolpava delle sue disgrazie giudiziarie, alcuni personaggi molto noti all’epoca in Italia ma non perdeva nemmeno in questi frangenti la sua voglia di scherzare e quell’ironia forse non voluta che comunque lo accompagnava sempre.

Esilaranti le risposte alle domande che Lucci gli faceva sui nomi, che non ricordava, dei nuovi figli avuti da una giovane e bella Dominicana.

Gaucci era così e così mi piace ricordarlo.

Non certo un lord Byron, per stile e classe ma certamente un uomo dal grande fiuto. Qualunque cosa facesse, dalle imprese di pulizia, al calcio, passando per l’ippica, riusciva sempre a fare la differenza.