Il campionato giudiziario estivo è stato infuocato come quello meteorologico. Ha interessato il mondo del calcio e coinvolto società, tifosi, istituzioni e politica. Ma soprattutto la giustizia. O sarebbe più esatto dire ingiustizia.

La presa in giro nasce dalla FIGC. Il 30 maggio 2018 ha stabilito i criteri per l’integrazione degli organici dei campionati di Serie A e Serie B nella stagione sportiva in corso.
All’esito delle fasi previste dal Sistema Licenze Nazionali, non ha ammesso al Campionato l’Avellino, il Bari ed il Cesena. Con la necessità di completare l’organico con tre ripescaggi.

Alla fine del cinema 5 società hanno deciso di concorrere al ripescaggio, sostenendo un ingente esborso economico. Un assegno circolare di 700 mila euro a titolo di contributo straordinario. Oltre a due garanzie fideiussorie dell’importo complessivo di 1,2 Mln di Euro.

Il commissario straordinario ha diffidato la Lega Serie B a trasmettere gli incartamenti al fine di consentire alla FIGC di esaminare le relative domande (di ripescaggio) e completare l’organico. Il tutto finisce il 14 agosto quando si decide di pubblicare il calendario a 19 squadre, modificando completamente tutte le decisioni assunte senza alcuna integrazione dell’organico del campionato. E tutto ciò senza mai restituire le somme versate dalle società.

Le società interessate hanno ovviamente impugnato le delibere con un provvedimento cautelare che sospendeva le decisioni del commissario, confermando invece la validità di un format a 22 squadre. Problema risolto, giustizia fatta!

Peccato che,

l’11 settembre il Collegio in camera di consiglio, con una decisione nefasta quanto l’attentato che si ricorda in questo giorno,

ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi. Questi sarebbero dovuti essere impugnati dinanzi agli organi di giustizia della Federazione, con una decisione che frustra ogni più elementare diritto di difesa. Le società (aventi diritto ai ripescaggi), che continuano a non vedersi restituiti i loro soldi e a  spenderne altri giocando, tra l’altro, in un campionato non di loro categoria, hanno proposto ricorso davanti all’organo di giustizia della Federazione che ha dichiarato inammissibile il reclamo! Altra alchimia procedurale degna della Roma bizantina ma per la quale intanto non si decide nulla.

È novembre, e fu sera e fu mattina, e le squadre che hanno fatto ricorso ancora non giocano né sanno dove giocare.
Soprattutto non è dato sapere se, chi ha deciso, aveva i poteri per farlo. Per modificare il format del Campionato di Serie B. La procedura è stata corretta? No, non lo è stata.

Le società sono ricorse al TAR che ha sospeso la decisione ed accolto le istanze delle società candidate al ripescaggio.
La giustizia sembra arrivata ma per 48 ore! Il Presidente del TAR revoca la sospensione perché, nelle pieghe delle più classiche storture della giustizia italiana, per cui il Giudice amministrativo non ha competenza.

Il Giudice Perotti, di cui ricordiamo il nome perché sarà lui a mettere la parola fine alle speranze delle società ripescabili, respinge il ricorso.
Il problema è così grande e la vicenda così grottesca che interviene lo Stato. Con un decreto legge ad ottobre emana “disposizioni urgenti in materia di giustizia amministrativa per il regolare svolgimento delle competizioni sportive”.

Dopo una serie di decameroniche ordinanze a suon di carte bollate, la Federazione è stata invitata a ottemperare al dispositivo dell’ordinanza cautelare procedendo alla ricomposizione del Campionato a 22 squadre.

Questa volta giustizia è fatta. Manco per niente!
La Lega Serie B fa appello al Consiglio di Stato. Ed ecco l’ultimo colpo di scena. Il più inaspettato ed il più efficace, perché idoneo a rendere irrecuperabili le aspettative delle squadre ripescabili con un campionato di Serie B ormai alla decima partita.

Con decreto cautelare il consigliere delegato Perotti dispone la sospensione dell’ordinanza cautelare del TAR Lazio e fissa la camera di consiglio per la discussione in sede collegiale al 15 novembre 2018!

A proposito, ma i soldi? Mai ripresi.
L’assurdità della storia consente di comprendere quanto l’artificiosità dei sistemi giudiziari renda inaccessibile la giustizia, che da parte sua si perde (o si vuol perdere) nelle maglie della procedura, senza affrontare mai i problemi nel merito. E questo vale in ogni ambito giudiziario e se, questione di questi giorni, toglieranno la prescrizione in sede penale…dovremo abituarci a convivere con i carichi pendenti.