Giovanni Malagò, uomo e manager che ne ha viste di ogni colore nella vita.

Nasce in una famiglia borghese e da subito si appassiona allo sport. Diventa giocatore professionista di calcio a 5 e vince tre scudetti.

Di lui son noti lo charme e le amicizie potenti da Gianni Agnelli a Luca Cordero di Montezemolo, passando per Gianni Letta. Capitolo a parte andrebbe scritto per i suoi matrimoni e per le numerosissime fidanzate ufficiali ed ufficiose. Ma si scivolerebbe nel gossip.

Le esperienze imprenditoriali sono molteplici e sempre di grandissimo rilievo.

E allora come è possibile che un uomo così navigato e così potente sia stato di fatto recentemente commissariato dal governo giallo-verde? La risposta non è semplice, merita più di un approfondimento e parte da lontano.

Il governo, con un provvedimento molto discusso, ha infatti riformato il CONI. Lo ha trasformato in un veicolo finalizzato unicamente all’organizzazione dei comitati olimpici e ne ha ridotto il budget da 400 milioni annui a 40 milioni annui.

Dopo diversi anni alla guida del Circolo Canottieri Aniene, noto centro di potere della Roma pariolina cresciuto esponenzialmente sotto la sua guida, Malagò decide di fare il grande salto e provare a coronare il sogno della sua vita. Diventare presidente del CONI.

Contro ogni pronostico, e grazie ad una abilissima rete di relazioni tessuta da lui e dai suoi alleati, nel febbraio 2013 riesce ad essere eletto. Con 40 voti batte a sorpresa Raffaele Pagnozzi, segretario generale del CONI dal 1993, che ne ottiene solo 35 nonostante godesse dell’appoggio del presidente uscente Gianni Petrucci e delle maggiori federazione sportive votanti. Su tutte la FIGC.

Dal 2013 in poi inizia l’ultimo piano di ascesa di un uomo già molto noto, molto ricco e molto potente. Malagò diventa nei 5 anni successivi il vero dominus dello sport italiano.

E nel maggio 2017,  con ben 67 voti su 75, riuscirà a farsi rieleggere alla presidenza.

Un vecchio adagio dice che salire troppo in alto rende l’aria rarefatta, si respira male, il cervello va in affanno e si prendono decisioni sbagliate, sottovalutando i pericoli.

E così, non contento di governare di fatto lo sport italiano da 5 anni, Malagò decide di fare la sua mossa più azzardata. Quella che si rivelerà per lui un vero boomerang. Nei primi mesi del 2018 commissaria la FIGC mettendo tecnicamente le mani sul palazzo del governo del Calcio italiano.

Il commissariamento viene fatto in maniera molto dura nelle ore immediatamente successive alla mancata elezione del presidente Federale.

Malagò nomina commissario il suo più sodale alleato Roberto Fabbricini. Gli affianca come esperto legale il Professor Angelo Clarizia e come esperto calcistico l’ex campione Alessandro Costacurta.

Una delle primissime mosse di Fabbricini è stata quella di commissariare a sua volta la lega di Serie A.

Indovinate un po’ chi decide di mettere come commissario in Lega di Serie A? Ma naturalmente Giovanni Malagò.

Di fatto Malagò si è trovato ad essere presidente del CONI (lo sport) e commissario di Lega serie A (il gotha del calcio). Oltre ad avere un suo fedelissimo come commissario della FIGC (il veicolo di gestione di tutte le leghe professionistiche del calcio).

Praticamente in due mosse si è trovato a dirigere il 100% delle stanze di potere del calcio italiano, in un momento delicato nel quale si dovevano decidere questioni molto importanti quali ad esempio la riforma dei campionati e l’assegnazione dei diritti televisivi.

È facile pensare che la decisione di fare questo en plein e di mettere le mani sul calcio italiano abbia rappresentato l’inizio della fine sportiva dell’uomo.