Si è parlato molto ultimamente dell’infiltrazione della criminalità all’interno della curva della Juventus.

Quello che certamente risalta agli occhi è l’atteggiamento subordinato che alcuni responsabili della società tengono verso coloro che vengono considerati i padroni degli spalti.

Fa effetto vedere condotte del genere. Soprattutto quando si tratta di rappresentanti stipendiati dalla vecchia signora d’Italia. Chiediamoci perché anche una società organizzata e forte come la Juventus, che negli ultimi 7 anni ha dato concreta dimostrazione di come vada gestita una società di calcio, si trovi “costretta” a dialogare con personaggi di infima caratura. E la risposta è molto semplice. Si chiama responsabilità oggettiva.

Facciamo un passo indietro.

La responsabilità oggettiva è quel tipo di responsabilità civile o penale che prescinde dal dolo e dalla colpa. La sola esistenza di un nesso di casualità fra una condotta ed un evento lesivo, è sufficiente per far sorgere l’obbligo di rimediare alle conseguenze del pregiudizio provocato.

Per maggiore comprensione facciamo un esempio. Quello dei genitori che hanno l’onere di riparare ai danni cagionati a terzi dai propri figli minorenni. Allo stesso modo, le società di calcio sono tenute a rispondere e a pagare ogniqualvolta i propri tifosi assumono condotte violente o contrarie all’etica sportiva.

Questa norma rende di fatto le società vittime ricattabili. Chiunque abbia frequentato la curva di uno stadio sa che prevenire condotte lesive è complicato. Soprattutto in stadi vetusti come quelli italiani.

Le società (tutte) negli ultimi anni hanno investito molto in nuove forme di sicurezza (tornelli, telecamere, sale GOS). Ma la tattica repressiva non garantisce che non si verifichino comportamenti illeciti. Certi tifosi, o presunti tali, sanno bene che dinanzi alle loro condotte lesive, la società verrà chiamata in gioco per responsabilità oggettiva.

Un genitore un figlio decide di averlo, lo concepisce e lo forma per tutta la vita, quantomeno fino alla maggiore età. È pertanto parte del percorso formativo dello stesso e delle sue condotte. Nel caso del calcio invece è come se si obbligasse una “mamma società“ a rispondere del comportamento di tanti suoi “figli minorenni”. Senza che la stessa possa scegliere quali figli avere né possa educarli nel corso della vita circa la bussola morale da seguire.

Se le norme resteranno tali si metterà nelle mani dei tifosi un potere enorme e ricattatorio.

A questo si aggiunge la gestione dei due business che da sempre interessano questi gruppi organizzati: il bagarinaggio (tanto denaro grazie a forti ricarichi e facoltà di decidere chi entra e chi no in certi settori) e la gestione del merchandising fuori dallo stadio.

Chiunque pensi che con l’introduzione della tessera del tifoso si sia ridotta la possibilità dei bagarini di fare affari, è invitato ad andare nei pressi di uno stadio 1 ora prima di qualunque partita di cartello per capire che non è assolutamente così.

Idem per le piccole bancarelle che vediamo nei pressi delle curve con sciarpe e gadget vari.
Le contenute dimensioni potrebbero indurre a pensare a pochi volumi di affari. Non è affatto così. Oltre ad allargarsi una grande fetta di sommerso visto che nessun acquirente ha mai visto una ricevuta.

La strategia di questi gruppi è molto semplice. Io ti supporto e non do fastidio dentro lo stadio (facendoti cadere nella trappola della responsabilità oggettiva). Tu mi lasci gestire i due business.

Le società preferiscono spesso pagare il costo minore del  quieto vivere. Rari sono i casi di chi si ribella e decide di affrontare di petto la situazione. Ed in quei rari casi si finisce sotto scorta.

Recentemente diversi presidenti di Serie A, finanche il Presidente di Lega, hanno preso posizione durissime contro la legge sulla responsabilità oggettiva.

È indispensabile capire che finché le società saranno responsabili della condotta dei propri “figli” (di buona donna), questi ultimi avranno sempre un potere fortissimo da usare per vedersi garantiti i propri affari.